Venom Playlist Vol. I: Welcome To Hell (2026)

 

Leave your souls at his feet…
Kiss the flames…
Scorn defeat!

15/01/1963 – 29/09/2026

Ci sono occasioni nelle quali un tributo è più che dovuto: è necessario. Immancabile e comandato, indispensabile per noi stessi. Non per la mera ammirazione, non per la sola devozione verso ciò che è stato e permane in essenza più vasto e grande della vita stessa; non per il forse banale rispetto da mostrare, bensì per chiudere un cerchio e tenerlo aperto in noi stessi in direzione dell’eternità che attende. Per conciliarci con quella infinità che l’arte ci fa sfiorare. Per venire a patti con la realizzazione che persino il tempo può e deve morire.
Nella notte del 29 settembre scorso, per usare le parole di qualcuno che meglio di me ha già espresso un sentimento condiviso da chiunque in redazione, “una parte di noi è […] morta”. Senza accorgercene, senza prevederlo, senza che si fosse anche solo preventivamente immaginato (figuriamoci concepito) che una simile notizia potesse generare una tale reazione da fine di un’era in noi stessi. Perché Conrad Lant non era uno di quei musicisti che lascia un vuoto in quanto nel fiore dei suoi anni creativi; non uno di quelli alla morte dei quali viene da chiedersi quanto ancora avrebbe potuto donarci con la sua musica o le sue parole. Ben lontano dall’esserlo, forse più di chiunque altro.
Eppure, nessuno tra i più attenti alle nostre sempre più o meno esplicite citazioni e ai nostri giornalieri omaggi mascherati da furti e lettere d’amore camuffate da plagi, nonché tra i più affezionati ai Venom e a quel che hanno rappresentato e ancora oggi rappresentano, potrà stupirsi di sentire quanto la scomparsa di questo autentico progenitore di tutto (davvero tutto) ciò che più immediatamente e di pancia abbiamo da principio amato in questa musica si traduca in un vuoto: perché mette a vario titolo e con le più disparate reazioni me, Lorenzo, Michele, Giacomo e (ne siamo certi) chiunque sia passato negli anni tra queste nostre oscure fila di fronte alla fine di qualcosa che, fino a qualche anno fa, nemmeno ci saremmo mai sognati ci sarebbe potuto mancare.
E invece il mondo, la mitologia tutta che si e ci lascia alle spalle il più giovane e re dei titani, impersonificazione stessa del tempo che scorre impietoso e donatore della simbologia falciforme alla signora che oggi se lo porta via come un comune mortale, è irrimediabilmente cambiato dal suo passaggio. Dal suo passaggio, così come dal momento del suo passaggio. E non è retorica, meno che mai lo è: perché non può essere quantificato nemmeno lontanamente quanto e quel che hanno inconsapevolmente messo in musica i Venom di Cronos nella tripletta di dischi con cui hanno ribaltato il mondo delle sette note con demoniaca ambizione bruciante all’inizio degli anni ’80. Quella vera ribellione oppositrice che va oltre -lo sappiamo benissimo da oltre quattro decadi- le loro vite, le loro intenzioni, le loro azioni. Oltre, anche e soprattutto, quel che molto probabilmente (anzi, stando alle loro parole: sicuramente) credevano di comporre. Quella in cui così tanti di noi hanno trovato poi casa; quella in cui hanno trovato un linguaggio proprio; quella che ci ha cambiati per sempre, non quando ascoltiamo musica o per cosa andiamo a preferire, bensì mentalmente, culturalmente ed attitudinalmente nella vita di tutti i giorni, senza rimedio. Il fuoco di Prometeo, la conoscenza dopo ed oltre la quale non si torna indietro. Perché è lo spirito inedito di un male, fatto di magia, blasfemia e terrore, in tempi fuori dal tempo tra il presente ed il remoto, che striscia per la prima volta davvero in musica e lo fa proprio nel tramite dei Venom: di “Welcome To Hell” (il disco a partire dal quale abbiamo, più che simbolicamente, ideologicamente e virtualmente posto il nostro anno zero, il 1981, per il progetto e la collana Darkest Past) che ne segna la nascita, di “Black Metal” che la battezza, e di “At War With Satan” che dichiara, manifesto in una cinematograficamente impensabile traccia eponima da venti minuti, quanto e come questa ribellione escapista (ma non solo) non abbia limite né forma alcuna se non quella del proprio spirito. Lo spirito che ha posseduto chi l’ha suonato e chi l’ha ascoltato − e che continua a farlo.
Ma non ve lo diciamo noi: ve lo dicono i selezionati trentuno brani che troverete, a partire dal primo volume di oggi interamente dedicato proprio a “Welcome To Hell”, risuonati negli ultimi quarantacinque anni da una miriade di artisti i quali, a loro volta, hanno fatto di questa musica la leggenda che ancora ascoltiamo, scriviamo e tramandiamo come il più antico e sacro dei saperi. Ve lo dicono gli Ophthalamia con la loro versione di “Sons Of Satan”, i Behemoth con la title-track, i Power From Hell con “Schizo” (un titolo che soprattutto agli italiani dovrebbe ricordare anche qualcos’altro, a riprova di una presenza infinitamente aleggiante…), persino l’interludio “Mayhem With Mercy” riproposto dai Sigh in mezzo alle mille cover fatte dai giapponesi in reverenza al trio di demoni di Newcastle, nonché l’operazione quasi doppiamente filologica dei Warhammer con “Poison”, oppure gli Infernal Assault che vivono come angeli per morire come diavoli. E ancora: gli immancabili Mayhem di “Witching Hour”, i nostrani Frostmoon Eclipse con “One Thousand Days In Sodom” e -li nomini e spuntano le corna- i Sodom con “Angeldust” prima che i Carpathian Forest vomitino su “In League With Satan”. In mancanza di una cover di “Red Light Fever”, almeno a nostra conoscenza (e fateci assolutamente sapere se ne conoscete una, saremmo curiosi di ascoltarla), persino i Dimmu Borgir con una delle mille versioni possibili di “Black Metal” tra quelle che vi andremo a proporre in questi giorni, avendone selezionata anche qualcun’altra per i prossimi volumi: un po’ come traccia bonus rispetto alle usuali dieci delle nostre playlist, e un po’ come più che adatto ponte ed anticipazione di quel che dovrà inevitabilmente venire domani, ovverosia il secondo dei tre volumi di raccolte di musica pennata dai Venom ma suonata dalle proprie legioni. Già, proprio come fecero i Venom con quella indimenticabile preview del mondo venturo di “At War With Satan” appiccicato in conclusione a “Don’t Burn The Witch” sull’omonimamente citato secondo disco del 1982.

Postfazione che segue ad opera di Michele “Ordog” Finelli.

“In certi momenti è davvero necessario trovare le parole giuste, e sono proprio e sempre quelli i momenti in cui le parole giuste non arrivano mai. Raccontare sull’onda forte quanto passeggera del cordoglio cosa siano stati i Venom per l’Heavy Metal, per il Metal estremo, per il Black Metal, per chi sta leggendo queste righe e per chi le sta buttando giù, sarebbe un’impresa sacrosanta e al tempo stesso fondamentalmente superflua, a meno che non si sfrutti la tristezza di queste ore per ricordarsi di quante volte la musica dei tre di Newcastle fosse lì a dare sfogo al nostro lato più selvaggio.
Per chi scrive, la parola “venom” significa innanzitutto cesura, taglio, strappo; non soltanto cronologicamente tra l’Hard ‘N’ Heavy classico e l’Extreme Metal ma pure biograficamente, tra una fruizione della musica passiva e basata sui nomi più iconici del genere (Metallica, Iron Maiden, Judas Priest, Black Sabbath, talvolta Motörhead e Slayer) ed una ricerca invece attiva, fomentata dal piacere della scoperta e da quel sentore di proibito che proprio Cronos, Mantas e Abaddon incarnavano meglio di chiunque altro, in perfetto equilibrio tra eccesso circense ed autentico pericolo.
La copertina di “Welcome To Hell” fu una folgorazione degna dell’acquisto a scatola chiusa. Le foto a base di borchie, coltelli, serpenti e pose assurde, una piacevolissima conferma. Ed infine, sul più bello, la musica: l’esplodere di “Sons Of Satan” nello stereo, rumoroso e scoordinato come niente prima di esso, fu una dichiarazione di guerra verso tutto ciò che delle sette note poteva sapere il sottoscritto, all’epoca ragazzino peraltro appartenente a una generazione per la quale i Venom erano in larga parte acqua passata, evaporata e forse nemmeno potabile.
Ecco, l’impatto di Cronos e soci sullo scenario presente e futuro rappresenta per certi versi un unicum, ed al contempo la riprova di quanto importante ne sia stato l’operato. Non sono bastati decenni di irrilevanza, di scelte sonore ed estetiche largamente opinabili, di reunion dal fiato cortissimo e di faide all’ultimo sangue per scalfire il mito fondato su quella manciata di canzoni scritte tra 1981 ed ’84, su quel basso dalla distorsione inconcepibile e su quel ringhio sgraziato. Poteva sembrare così fino a ieri, e forse lo pensava anche chi scrive dopo aver assistito questa estate a quello che si sarebbe rivelato l’ultimo, scadente, concerto in assoluto del frontman. Eppure, nella semplicità di mezzi e intenti mostrata quarantacinque anni fa da questi tre figli della working class inglese, capaci di suonare il peggio possibile proprio mentre il metallo pesante iniziava a strizzare l’occhio alle classifiche, continua a nascondersi il senso più compiuto del perché amiamo questa musica così esagerata ed insieme sincera.
Restino allora i ricordi, restino degli album storici e resti l’incalcolabile eredità di chi per primo ebbe l’idea di mettere insieme le parole “Black” e “Metal”, scrivendo così la prefazione di una storia infinita; perché se è vero che Cronos era una parte di noi, e che quindi una parte di noi è appena morta con lui, allora è altrettanto vero che la musica dei Venom era una parte di noi, e che quindi una parte di noi vivrà per sempre.”

Lay down your souls…

Godetevi allora ancora una volta “Welcome To Hell” – ma questa volta così come l’hanno compreso, amato ed interpretato altri, interagendo con il tasto play sottostante. Storm the gates!

 

1. Ophthalamia – “Sons Of Satan (Venom Cover)” (from “A Long Journey”, Necropolis Records 1998)

2. Behemoth – “Welcome To Hell (Venom Cover)” (from “Demigod”, Victor Records 2005)

3. Power From Hell – “Schizo (Venom Cover)” (from “Summoning The Hounds Of Hell” (Compilation), Evil Spell Records 2015)

4. Sigh – “Mayhem With Mercy (Venom Cover)” (from “A Tribute To Venom” (EP), The End Records 2008)

5. Warhammer – “Poison (Venom Cover)” (from “No Beast So Fierce…”, Kill Again Records 2009)

6. Infernal Assault – “Live Like An Angel (Die Like A Devil) (Venom Cover)” (from “Spectres Of The Night” (EP), Iron Pegasus Records 2018)

7. Mayhem – “Witching Hour (Venom Cover)” (from “Deathcrush” (EP), Posercorpse Music 1987)

8. Frostmoon Eclipse – “One Thousand Days In Sodom (Venom Cover)” (from “Gods Of Goats” (Compilation), Metalrulez Productions 2004)

9. Sodom – “Angel Dust (Venom Cover)” (from “Get What You Deserve”, Steamhammer Records 1994)

10. Carpathian Forest – “In League With Satan (Venom Cover)” (from “We’re Going To Hell For This – Over A Decade Of Perversions” (Compilation), Avantgarde Music 2002)

11. Dimmu Borgir – “Black Metal (Venom Cover)” (from “In Sorte Diaboli”, Avalon Records 2007)

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– Matteo “Theo” Damiani –

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