Gennaio 2017 – The Great Old Ones

 

Gennaio non solo è il primo mese dell’anno, ma si conclude anche sotto l’araldica forma portatrice della nuova serie di selezioni a scadenza quadrisettimanale riguardanti il nostro disco del mese, che andranno inoltre a nominare e coprire alcune delle altre uscite che più ci sono piaciute.
Inevitabile, in analisi, è dunque un confronto con lo scorso anno appena concluso; al contrario di quel 2016 il cui inizio fu tutt’altro che dirompente, gennaio 2017 si è concluso facendo cominciare l’annata col turbo, mediante una grande quantità di dischi notevoli dalla sua che fremono per essere minuziosamente sviscerati ed apprezzati. Nonostante la qualità delle uscite, uno su tutti ha primeggiato fra i redattori di Pagan Storm Webzine ed è stato scelto alla totale unanimità come il miglior disco del mese: “EOD – A Tale Of Dark Legacy” dei francesi (e già pluripremiati sulle nostre pagine) The Great Old Ones.
Ci eravamo lasciati con l’ottimo “Tekeli-Li” nel 2014, un’intervista per scoprire cos’avessero in serbo, svoltasi ormai quasi due anni fa, e lo spadroneggiare nelle colonne settimanali di ben tre delle anteprime (una, due e tre) del nuovo album, da settimana scorsa finalmente disponibile per Season Of Mist Records.
Oggi il nuovo e terzo parto in studio degli occulti transalpini è finito per essere nominato disco del mese appena concluso e ognuno di noi ha voluto spendere qualche parola per consigliarvelo…

 

 

“Oscurità soffocante, grandi melodie, produzione fuori dal comune e scrittura incredibilmente ragionata sono gli ingredienti che fanno del nuovo The Great Old Ones una portata principale raggelante e riuscita. Dopo la consacrazione di ‘Tekeli-Li’ i Nostri scelgono una via a tratti più immediata ed incisiva.”

Il terzo atto discografico dei francesi The Great Old Ones mette in risalto gli aspetti più asfissianti dell’environment lovecraftiano lasciando meno spazio alle melodie per la creazione di un sound sempre più denso e opprimente.”

Dalle ancora più fitte ed oscure trame, riconferma l’indubbia capacità compositiva dei cinque cultisti transalpini, aggiungendo ulteriori elementi al caratteristico sound ottenuto nel precedente disco; nella speranza che i recenti cambi di line-up non vadano a minare la personalissima commistione di suoni ed influenze maturata sempre più e che trova il proprio culmine in questa uscita.”

Un bel connubio di Post-Black Metal e racconti di Lovecraft, in onore dei Grandi Antichi.”

I francesi non rischiano l’oblio. Si tratta di un album che non lascia scoperto alcun punto, un lavoro pieno, dal componimento massivo all’atmosfera ricca di suoni. A primo impatto e distrattamente appare un album statico e senza svolte. Consiglio più ascolti per coglierne ogni singolo aspetto, studiato nella minuzia. Anzi, non serve che mi raccomandi, tornerete sicuramente ad ascoltarlo.

I The Great Old Ones si riconfermano ancora una volta come i migliori interpreti dell’opera lovecraftiana in chiave Metal, in un lavoro che muove sicuramente da radici Post-Black ma che non disdegna di fare ottimo utilizzo di sezioni più veloci ed aggressive, senza comunque mai abbandonare il guitar layering che ha caratterizzato la band fin dagli esordi, qui reso ancora più efficace da una produzione ben curata.

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Il sorprendente debutto su full-length dei francesi Au Champ Des Morts intitolato “Dans La Joie”, uscito per Debemur Morti Productions (27 gennaio), che segue il già interessante EP “Le Jour Se Lève” e con cui condivide anche un brano. Il quartetto, capitanato da Stéphane Bayle degli Anorexia Nervosa, grazie alla sua decisiva nuova prova ha ricevuto diversi apprezzamenti e nomination da gran parte dello staff.

Il debutto degli Au Champ Des Morts ci presenta una band talentuosa e con uno spiccato gusto in termini di drammaticità musicale. ‘Dans La Joie’ è un disco non privo di difetti, ma comunque solido e di qualità.”

Notevole disco di esordio per i francesi, con un Black Metal malinconicamente maestoso.

 

Diverse altre nomination sono invece giunte alla prima manifestazione su full-length dei tedeschi Mosaic, il concept album “Old Man’s Wyntar”, uscito il 20 gennaio per Eisenwald Tonschmiede e composto da tre interconnessi capitoli in cui il duo capitanato da Inkantator Koura ci svela i più reconditi segreti e rituali della stagione invernale.

“Atmosfere sublimi e arcaiche vi attendono nel primo lavoro dalle fattezze di full-length dei tedeschi e mistici Mosaic, composto da una parte di materiale già disponibile nell’omonimo EP ora integrata da un nuovo capitolo di profondissima qualità espressiva. Oscuro concept dal flavour teatrale curato all’inverosimile, per un ascolto impegnativo. Un disco ambizioso e dalla perizia rara nel far confluire Black Metal atmosferico e sperimetale, letteratura, spiritualità del folklore turìngio ed escapismo in musica.”

(Leggi di più nella colonna dedicata a “Silver Nights”, qui.)

 

Infine, minor menzione per l’ormai settimo album in studio del polistrumentista tedesco Niklas Nerrath, reduce dal suo ultimo capitolo intitolato “Feldpost” ed uscito durante il 2015. Sul cominciare dell’anno nuovo torna proponendoci “Turm Am Hang”, uscito il 27 gennaio per la connazionale Northern Silence Productions in sole 1000 copie. La versione in vinile è invece a cura della Iron Bonehead Productions.

Un eccellente ritorno della one-man band tedesca dopo il mezzo passo falso del precedente disco.”

 

Il prossimo appuntamento con il disco del mese (e qualcosa in più!) è fissato per la fine di febbraio. Nel frattempo, potete scoprire tutto ciò che è stato finora annunciato tramite il nostro calendario delle uscite annuali.

Matteo “Theo” Damiani