W.A.I.L. – “Wisdom Through Agony Into Illumination And Lunacy (Vol. II)” (2018)

Artist: W.A.I.L.
Title: Wisdom Through Agony Into Illumination And Lunacy (Vol. II)
Label: Triumphant Transgressions Records
Year: 2018
Genre: Experimental Black/Doom Metal
Country: Finlandia

Tracklist:
1. “Through Will To Exaltation Whence Descent Into A Bottomless Black Abyss”
2. “Reawakening Through Anguish Into Gestalt Of Absolute”

 

Quattro e più finlandesi costituiscono il fulcro mutevole e versatile, in base all’esigenze d’arrangiamento dei singoli momentum musicali, di un interessante progetto il cui acronimo W.A.I.L. (con cui hanno scelto di presentarsi fin dal 2006) risponde alla forma più estesa di Wisdom through Agony into Illumination and Lunacy: concetto dalla lettura decisamente ambigua e personale che fornisce luogo alle speculazioni più ampie finanche alla stessa band dal momento che, l’attuale quintetto, giunge alla pubblicazione del suo secondo full-length omonimo e totalmente incentrato su tali riflessioni sebbene siano passati ben otto anni dal rilascio del primo volume con medesimo titolo.

Il logo della band

Nonostante la sua uscita fosse già prevista per la fine del 2014, “Wisdom Through Agony Into Illumination And Lunacy (Vol. II)” non manca di spiegare fin dall’ascolto o dal colpo d’occhio più distratto le motivazioni di tale gestazione apparentemente enorme: un’ora di musica composta da due soli e colossali brani, da mezz’ora scarsa il primo e trentacinque minuti il secondo, sono quello che può dirsi ambizioso e di non facile creazione per chiunque, specialmente se focus stilistico e concettuale rimangono fortemente legati in continuum ideologico con quell’unità metafisica alla base del progetto stesso.
I W.A.I.L. hanno dunque compiuto un grosso azzardo a portare così tanto oltre l’assenza di strutture già presente nei lunghi brani del debut, ma è giusto specificare da subito che il coraggio nella creazione è stato premiato con la riuscita di un disco, per quanto assolutamente ostico, profondo ed assolutamente ripagante sia per il gruppo che per l’ascoltatore.

La band

Il continuo del discorso W.A.I.L. va quindi musicalmente a parare su formule (fisiologicamente, se si considera la quasi decade di lavoro) infinitamente più mature di ciò che l’ha preceduto, pur non mutando strettamente in intenti per quanto risulti invece aumentata esponenzialmente l’ambiziosa sperimentalità dei solchi.
L’unicità come concept alla base, non solo del disco ma dell’intero operato del combo (da qui l’omonimia dell’intero corpus e la divisione in meri volumi per gli album), trasporta verosimilmente l’ascoltatore dalla fanghiglia sonora, il cui esoscheletro sono vocals marce, putride ed in decomposizione a cavallo tra il Black e il Death più oscuro, ai maggiormente vasti oceani navigati con perizia melodica, con calibrati e delicati inserimenti della strumentazione meno assimilabile e più sorprendente in una proposta di simile fattura; è la base di esoterico e granitico Doom a lasciarsi sedimentare volta per volta dai risvegli di un chitarrismo il cui riffing è prettamente Black per stile e sensazioni, ma mutevole per forma, passando da colpi (e suoni) più brutalmente old-school (da intendersi come direttamente precedenti alla rivoluzione norvegese) ad appesantire le partiture con una grana più grossa quando è invece il momento di rallentare, senza disdegnare pregevoli impreziosimenti melodici che riprendono la lezione più cosmica ed impalpabile delle melodie dispiegate dagli ultimi Inquisition sia per calibratura dei suoni che circolarità – il cui grande impiego viene diluito con efficacia in entrambi i monolitici segmenti che dividono in due macro-sezioni l’album.
Il ritualismo fangoso, a tratti tradizionalista, che si scontra e soccombe nei momenti d’approccio con lo stravagante ma mai invasivo o sconclusionato uso degli inserimenti minimali e d’eleganza (sia il didgeridoo, il mesto violino, un più loquace uso del gran piano o di rifiniture di sintetizzatori), costituisce la trama per movimenti circolatori di ascesa e discesa, attraversando momenti di agonia, giungendo ad aperture d’illuminazione, anche lunghi break di lunatismo, per raggiungere alla fine del viaggio conoscenza di sé e degli anfratti dell’assoluto.
La grande capacità dei W.A.I.L. in “Wisdom Through Agony Into Illumination And Lunacy (Vol.II)” non è tuttavia giocare con contrasti tra elementi sulla carta stridenti o stordenti, al contrario creare armonia tra gli opposti (si noti che, nonostante l’approccio esoterico alla materia Black Metal, è qui allontanata all’estreme conseguenze ogni tipica dissonanza nelle chitarre o eccessiva spavalderia isterica di tempi batteristici) in una cerimonia che consacra il matrimonio di gioie e dolori, di Paradiso e Inferno, facendo scontrare senza schegge il feeling terreno e primordiale, viscerale, del Metal creato dalla band con un flusso d’inafferrabile ed impossibile memorizzazione, fatta esclusione per un paio di momenti più melodicamente semplificati, in modo da rendere per l’ascoltatore ogni ripetizione un rituale unico, vissuto diversamente di volta in volta complice la perizia con cui sono stati sparpagliati e nascosti i dettagli come le rifiniture di kantele o didgeridoo.
Un flusso che viene mantenuto costantemente alto in tensione, senza cali o tagli tra i momenti che avrebbero distrutto la rappresentazione dell’inscindibile dualismo tra gli aspetti positivi e negativi che compongono azioni e sensazioni; discorso dunque valido in toto quando a rappresentazione distinta della prima traccia o della seconda, entrambe suite in raccoglimento di esperienze contigue (le più evidenti e semplici da cogliere sono efficacemente le tre sezioni del secondo pezzo, tenute per ultime per non appesantire senza motivo un già arduo ascolto) che sfumano disinibite l’una nell’altra sia quando siamo resi partecipi di un rito di passaggio o d’intermezzi di calma riflessiva in cui è sempre la grande classe del percussionismo a portare a casa la partita: siano i tamburi dal tribalismo rituale del Sud del mondo ad accompagnare un soffuso didgeridoo a risveglio di forze primigene ed interiori ad inizio del secondo atto, o la lunatica coda soft-jazz del primo segmento che ricorda da vicino gli esempi piano-acustici degli svedesi Shining.
La coronazione di un percorso così efficacemente fluido, che avrebbe ciononostante rischiato di apparire senza conclusioni effettive, i W.A.I.L. la raggiungono proprio sul finire del disco, negli ultimi dieci minuti che tirano le fila e corrispondono alla terza ed ultima trance del secondo pezzo, che è intelligentemente anche uno dei momenti di più grande immediatezza (ammesso ve ne siano in definitiva) dell’intero lavoro.

La consueta nota conclusiva non può che essere riservata questa volta alla cura con cui, parimenti a quella nella realizzazione di una produzione piena nel restituire porzioni di suono inalterate e genuine nonostante siano ottimamente ripulite, è stato pensato il portentoso packaging con ogni aspetto visuale del disco: un A5 di raro prestigio con corposo booklet di ancor più rara bellezza, ad aiutare a comprendere la profondità del concept su cui i finlandesi hanno costruito l’interezza del loro secondo disco in studio. Il tutto è completato dalle grafiche e dai disegni di Alexander L. Brown che, con simbolismo di valore, risultano essere una gioia per occhio e mente; ottimo compendio a musica che riesce ad essere assolutamente originale senza mai ricercarlo od ostentarlo.
Tutto ciò rende il secondo volume di “Wisdom Through Agony Into Illumination And Lunacy” un disco senz’altro pesante, intenso, persino sfibrante se affrontato con eccessiva caparbietà o eccessiva superficialità, e dunque di difficilissima assimilazione non solo per la lunghezza enorme dei suoi due segmenti ma anche per il quantitativo d’idee e spunti ricchi d’interesse e profondità che traspaiono solo ascolto dopo ascolto divenendo, tuttavia, sempre più penetranti e stimolanti col passare del tempo e dell’approfondimento; un lavoro da non lasciarsi sfuggire se si è amanti della ricercatezza più ambiziosa che rifugge pretenziosità in quanto pienamente focalizzata.

Matteo “Theo” Damiani

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