Throne Of Ahaz – “Nifelheim” (1995)

Artist: Throne Of Ahaz
Title:Nifelheim
Label: No Fashion Records
Year: 1995
Genre: Black Metal
Country: Svezia

Tracklist:
1. “Northern Thrones”

2. “An Arctic Star Of Blackness”
3. “Where Ancient Lords Gather”
4. “The Dawn Of War”
5. “Nifelheim”
6. “The Calling Blaze”
7. “A Winter Chant”
8. “The Kings That Were…”

La particolare situazione per cui, superata la prima metà degli anni ’90 in Scandinavia, un enorme e quasi intero sottobosco ricco di sensazionali realtà della consolidantesi seconda ondata Black Metal venne irrimediabilmente ignorato e dimenticato, si potrebbe commentare con un’elegante parafrasi di un più o meno noto aforisma del marquis Stanislas De Boufflers secondo cui l’oblio -oltre ad essere paragonabile ad una seconda morte- è ben più temibile della disfatta carnale stessa.
Parliamo di una serie di grandi nomi dimenticati e ben poco riconosciuti dalla storia per i più vari motivi (sovente perché colpevolmente giunti al traguardo della pubblicazione di lavori drammaticamente in ritardo, ma spesso anche per semplici condizioni ineluttabilmente sfavorevoli) che solo a distanza di anni sono stati riesumati da quel negletto, loro secondo sudario, che tanto a fondo li aveva sepolti sotto ai ricordi e fasti dei più celebri connazionali succedutisi nel tempo.

Il logo della band

Fare una lista di nomi ora sarebbe tanto tedioso quanto inutile e fuori luogo, ma -volendo scegliere un protagonista simile in questa sede- una delle prime band atte a forgiare senza il dovuto riconoscimento un Black Metal caratteristicamente arroccato nelle sue suggestioni svedesi, seppur ancora privo di quella vena melodica tanto cara ai nomi che l’avrebbero poi spinta al successo, è sicuramente quella dei misconosciuti Throne Of Ahaz.
Fondati nel 1991 ad Umeå come trio con direzione stilistica ed estetica già chiarissime, verranno rallentati da una serie di sfortunati cambi di line-up intercorsi successivamente al rilascio del primo demo “At The Mountains Of Northern Storms” (1992) e delle registrazioni di svariato altro materiale per una serie di nastri mai rilasciati (tra cui un recentemente riesumato “Advance Tape” del ’93), giungendo solo nel 1995 al traguardo del primo full-length come effettivo quartetto. “Nifelheim” è il titolo della prima grande opera dei primitivi svedesi, pubblicato da quella fucina leggendaria che fu la No Fashion Records, già pronto a mostrare tutto il personale marchio di fabbrica intriso di ammirazione per la natura (su cui verte la totalità delle liriche), il paganesimo e l’immaginario occulto (una delle primissime band ad esibirsi con delle candele su un palco nella prima metà dei ’90).

La band

“Nifelheim” si presenta come un costrutto incredibilmente organico ed efferato di ciò che i Throne Of Ahaz hanno costruito fin dal 1991, con una scrittura ruvida e di alto livello a partire dai brani scritti nei primi demo su nastro e poi raccolte nonché migliorate nel debutto. Accanto ai primi brani più veloci, taglienti e perfettamente inscritti all’interno di uno zeitgeist che vede sicuramente una band come i Darkthrone quale diretto riferimento in un framework realizzativo simile, troviamo una serie di pezzi centrali irresistibilmente cadenzati, permeati dall’influenza madre dei progenitori Celtic Frost nei rallentamenti più oscuri e malevoli, con una ricorrente e malcelata ammirazione specifica per il lavoro dei primi Samael.
Nulla di sorprendente, fin qui: correva l’anno 1995 e una proposta non meglio specificata descritta in questo modo poteva quasi già rivelarsi datata e superata. Tuttavia, il personale appeal del songwriting di grandissime canzoni quali sono “Northern Thrones”, “The Kings That Were…” o la title-track, rendono un’uscita come “Nifelheim” una grezza manifestazione artistica di maturità superiore, una perla che restituisce un perfetto spaccato del suo tempo al suo meglio.
Suoni vivi e pulsanti per un riffing lacerante, caustico, che non disdegna una varietà decisamente ampia di soluzioni melodiche talvolta anche molto distanti dal mondo strettamente Black Metal, specie se ricontestualizzato oggi in quegli anni col favore del tempo; il batterismo è eccelso, contundente e trascinante, sia quando accattivantemente semplice sia quando più elaborato, dimostrandosi in grado di gestire alla perfezione qualunque pattern compositivo incluso nel lavoro. Nonostante tutte le varie lodi finora profuse, quello che forse è il punto (ancor!) più forte dell’album è infine la prova vocale: uno screaming d’eccezione, efferato, sporco, graffiante e naturale, in grado di rendere interessante ed insostituibile il debutto di una piccola band dimenticata persino a più di vent’anni di distanza dalla sua uscita.

Complice una produzione di livello dal bilanciamento sorprendente, tanto verace e punchy quanto inaspettatamente nitida, il debutto dei Throne Of Ahaz è un disco di incredibile valore, prima encomiabile e (ancora oggi) fresca prova di una band il cui operato, conclusosi con un secondo lascito (“On Twilight Enthroned”, No Fashion Records 1996) ribadente la tutta la bravura dei suoi autori, avrebbe meritato molta più attenzione e riconoscimento rispetto al cumulo di polvere adagiatasi sulle poche copie esistenti.
D’obbligo dunque segnalare l’ottima e necessaria uscita, dopo vent’anni di totale oblio e un’unica versione divenuta letteralmente introvabile a prezzi umani, sia di una ristampa in vinile l’anno scorso per Avantgarde Music che -soprattutto- di una nuova limitata versione in CD (rigorosamente uguale all’originale, ad opera della nostrana The Oath Records) con integrati per la prima volta in digitale sia il demo del 1992 che il mai rilasciato nastro “Advance Tape” dell’anno successivo, anticipante proprio diversi brani che sarebbero due anni dopo finiti in “Nifelheim”: non solo il regno dell’eterno freddo glaciale, di un mondo mitico e ormai invisibile, ma uno dei migliori e meno riconosciuti gioielli che il gelido Black Metal nel lontano Nord Europa degli anni ’90 abbia sfornato. Semplicemente da non perdere.

Matteo “Theo” Damiani

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