Selvans & Downfall Of Nur – “Selvans / Downfall Of Nur” (2016)

Artist: Selvans & Downfall Of Nur
Title: Selvans / Downfall Of Nur
Label: Avantgarde Music
Year: 2016
Genre: Atmospheric/Folk Black Metal
Country: Internazionale

Tracklist:
1. “Sol (Intro)”

2. “Pater Surgens”
3. “Mater Universi”
4. “Luna (Outro)”

 

 

Diciamocelo: l’ennesimo Split non sarebbe interessato per davvero a nessuno.
La situazione si fa diametralmente diversa se ciò che prendiamo in analisi è invece un album collaborativo tra due artisti criticamente acclamati. Sicuramente è questo il caso del parto combinato di Selvans e Downfall Of Nur (intitolato tanto semplicemente quanto cripticamente “Selvans / Downfall Of Nur”), dove i brani sono scritti da entrambe le formazioni a quattro mani e finanche registrati con l’apporto sciolto dei membri  dei due progetti (qualcosa di simile su questo fronte, per dare un’idea, è ravvisabile nel nuovo disco di Cult Of Luna e Julie Christmas).

I loghi delle band

Poche presentazioni necessarie per i nostrani Selvans, ancora freschi del debutto “Lupercalia” dell’anno scorso, e potremmo dire altrettanto per i Downfall Of Nur di Antonio Sanna con “Umbras De Barbagia” a carico.
L’uscita dell’album collaborativo è curata dall’etichetta madre dei due progetti, l’Avantgarde Music, ad onor di cronaca non solita ad operazioni simili (non si conta nel rinomato catalogo alcuna pubblicazione di materiale paragonabile, fatto non sorprendente considerata la natura atipica dell’opera, ma nemmeno di più banali split album).
Come spiegato nell’intervista esclusiva rilasciataci (a quattro mani) dai due mastermind dei progetti, “Selvans / Downfall Of Nur” è anche un concept album sulla sfaccettata dualità di Sole e Luna, il cui tema alla base è riassumibile “in una lunga celebrazione dei due Astri che inizia al mattino quando la terra si desta e termina quando l’ultima cicala smette di cantare per poi ricominciare da capo. Il tutto può essere inteso come un ciclo”.
Nonostante la composizione e la produzione siano opera unica e (autodefinita) corale, senza stacchi netti di sorta, nei quaranta minuti di durata del platter il lato solare è stato impersonato dai Selvans, mentre quello lunare e cupo è rimasto confacente appannaggio dei Downfall Of Nur.

Le band

Il volto dedicato ad Helios si apre con l’introduzione “Sol”, in cui sintetizzatori, pacate orchestrazioni e gli ormai noti strumenti a fiato dei nostrani e dei Downfall Of Nur (tra cui spiccano ancora le launeddas sarde) si intrecciano per preparare all’impalpabile momento del risveglio, sorgere di atmosfera che culmina nell’attacco dei tredici minuti di “Pater Surgens”. Da subito è chiaro come ormai i Selvans, con solo una manciata di pubblicazioni, abbiano plasmato uno stile unico ed immediatamente riconoscibile: l’ottimo andamento up-tempo infatti non si discosta inizialmente dalla composizione di un brano come “Versipellis” (da “Lupercalia”), pur sorprendendo poco dopo l’ascoltatore con un rallentamento dal piacevolissimo retrogusto Bluegrass che incontra presto elementi più propri alla grammatica del Black Metal atmosferico. Così i seguenti lenti e frammentati strumming distorti si mescolano con un evocativo narrato in latino dallo smaccato vezzo Neo-Folk cantautorale, riprendendo gradualmente in mano i silvestri strumenti a fiato (ormai sempre più abilmente integrati nel sound del duo) e la velocità condotta dal gustoso solismo chitarristico di Sethlans Fulguriator.
Come in un flusso continuo, un naturale tramonto scevro di qualsivoglia interruzione, “Mater Universi” apre la seconda parte di disco, omaggiante l’astro che in Natura dovrebbe risplendere di luce riflessa, non brillando Selene di luce propria, che tuttavia nell’oscurità più totale può risultare talvolta anche notevolmente più accecante. Quasi venti minuti di splendore che si aprono tra (non nuova) pioggia, reverse, effettistica e le tibiae dei Selvans, lasciando presto spazio all’esplodere di una composizione brillantemente atipica in cui ritroviamo solo in minima parte le influenze riscontrate nei brani di “Umbras De Barbagia”, riscritte e qui quasi completamente reinventate su pentagramma per plasmare un concentrato di cupa emotività, minimale folklore pregno di straziante e straniante bellezza, pur mantenendo intatta l’atmosfera ormai creata dall’imprinting stilistico del progetto Downfall Of Nur.
I cambi di tempo si susseguono mesti, drammatici, spesso tribali, ripiegandosi più e più volte su loro stessi. La composizione sembra finire per collassare ed accartocciarsi in uroborica figura dopo il culmine di ogni ennesima grandiosa ripartenza; ogniqualvolta l’ascoltatore giungerà a dubitare di una possibile successiva vetta emotiva più alta, verrà repentinamente smentito da una nuova sezione ancor più brillante, scalfito nell’anima a lancinante dimostrazione di come Antonio Sanna sia semplicemente un artista dal talento raro.

In conclusione, reputo inutile insistere ulteriormente sul fatto che, oltre ad essere straordinaria la natura materiale della release, incredibilmente elevata sia anche la qualità dei quaranta minuti di “Selvans / Downfall Of Nur”.
L’equilibrio trovato nel trasporre in forma sonora il parallelo visivo e sensoriale Sole-Luna è tanto naturale quanto dimostra esserlo la bravura dei due act in gioco.

“Non si volta chi a stella è fisso.” (Leonardo Da Vinci)

Matteo “Theo” Damiani

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