Pagan Storm intervista i Nova

Recentemente lo staff di Pagan Storm Webzine ha avuto il piacere di strappare la prima intervista assoluta ai nostrani e giovani Nova, in occasione dell’anno abbondante ormai trascorso dall’uscita del debutto su full-length, “Il Ritorno”, prodotto nel 2014 tramite la connazionale Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum. Lo schivo ma disponibile duo, composto da F. e M., si è prestato per un’approfondita chiacchierata nella quale ha fornito interessanti dettagli esclusivi sulla formazione, anteprime riguardanti il nuovo album in produzione, pensieri sulle esibizioni dal vivo della band, nonché varie curiosità su tematiche e influenze disparate. Tutto questo e ovviamente molto altro. Curiosi? Non vi resta che intraprendere la lettura…

(English version below)

[ITA]

D- Innanzitutto benvenuti su Pagan Storm Webzine e grazie per averci concesso l’intervista. Partiamo da una breve biografia del progetto Nova, presentatevi ai nostri lettori, visto che non è possibile reperire alcuna informazione ufficiale su di voi…

R- F.: Riconduco l’inizio del nostro progetto sicuramente al primo incontro musicale fra me e M., avvenuto attorno al 2003…

D- Ci sono state altre esperienze musicali prima di Nova oppure questa è la vostra prima esperienza effettiva?

R- F.: Io e M. cominciammo come fanno molti, suonando in un garage, per dedicarci a qualcosa che sembrava apparire più nobile dei passatempi dei coetanei del nostro piccolo paese. M. aveva già una formazione classica per quello che riguarda la chitarra, mentre io suonavo vari strumenti a fiato sin da bambino, nonché componevo rudimentale musica elettronica. Ogni tanto mi divertivo anche a suonare la batteria.

Posso affermare, in ogni caso, che la nostra esperienza musicale coincide con Nova, nel senso che la nostra crescita a livello di consapevolezza, musicale e non, può sicuramente essere inscritta all’interno di questo nostro progetto (nonostante altre, sicuramente importanti, escursioni in sonorità che con il metal non hanno nulla a che fare).

D- Secondo notizie trovate online il vostro primo demo dovrebbe risalire addirittura al 2007, ovvero ben sette anni prima del rilascio de “Il Ritorno”. Ci è voluto così tanto tempo per rilasciare il debutto?

R- F.: Sono particolarmente perfezionista e, senza falsa modestia, musicalmente meno autistico della folla di band inutili che riempiono il panorama underground; nonostante alcuni nostri tentativi di produzione musicale fossero in parte riusciti (in particolare il demo del 2011), mi sono rifiutato di rilasciarli se non a un gruppo di amici molto ristretto, poiché a mio avviso non avevano un livello di qualità compositiva sufficiente per autorizzarne l’esistenza. Nonostante qualche buona intuizione, li vedevo troppo vicini alla mancanza di brillantezza riscontrabile in gruppi mediocri. L’anno scorso, ad esempio, ho rifiutato l’offerta di pubblicare il demo da parte di un’etichetta, che tra l’altro ha effettuato stampe importanti quali Stutthof e Spear Of Longinus.

Ci sono voluti molti anni per l’emersione de “Il Ritorno” proprio a causa del nostro metodo di lavoro, che mira ad ottenere la migliore qualità compositiva possibile. Purtroppo a livello di realizzazione sonora si sarebbe potuto fare molto meglio, ma l’autoproduzione e l’intenzione solo tardiva di pubblicarlo ci ha lasciato molto margine di miglioramento nel comparto della tecnica del suono, margine che sfrutteremo appieno nei lavori successivi.

D- Mi hai appena confermato che siete un duo: quali sono le influenze musicali dei due componenti del gruppo?

R- F.: Per quanto mi riguarda, ho sempre avuto un chiodo fisso per le sonorità rock estreme, e di pari passo la passione per l’elettronica in 4/4. Negli ultimi dieci anni mi sono anche dedicato ad ascolti (nonché produzioni) folk/neofolk, sperimentalismi elettronici di vario genere, musica classica, pop, ambient e colonne sonore.

M.: Dalla musica classica al metal estremo, dal neo-folk all’elettronica. Qualche nome: Vivaldi, Scarlatti, Bach, Paganini, Beethoven, Tchaikovsky, Wagner, Verdi, Death in June, Der Blutharsch, Seigneur Voland, Leviathan, Emperor, Taake, Sigrblot, Absurd, Grand Belial’s Key, Gorgoroth, Nokturnal Mortum, Ulver, Harry Belafonte.

D- Suppongo vi ispiriate ad altro oltre alla musica: letteratura, pittura, filosofia

R- F.: Essendo il lavoro con Nova un condensato a trecentosessanta gradi della nostra esperienza sul piano materiale e metafisico, ovviamente contiene le più disparate influenze non solo a livello musicale. Sono molto appassionato di filosofia, in particolare di quella classica, Kant, Hegel, Bradley e l’esistenzialismo. Mi piace molto anche guardare e commentare dipinti durante la fase di composizione delle nostre canzoni; qualche nome: Paolo Uccello, Bosch, Bruegel, Doré… Sono un appassionato di testi religiosi. Molti di voi hanno anche indovinato da che autore provengono alcuni dei sample che ho inserito all’interno delle canzoni, e già quella è un’indicazione fin troppo chiara su quali forze ci sostengano.

M.: Autori classici come per esempio Seneca, Cesare, Plotino, nonché autori contemporanei come Evola, Huxley, Serrano, testi tradizionali antichi. L’arte in generale, dalla pittura alla scultura, è per me fonte d’ispirazione e di ricerca salvifica, catalizzatrice di forze ataviche sovratemporali che favoriscono aperture verso piani più significativi di quello materiale.

D- Il Ritorno” ha riscosso un buon successo di critica e pubblico. Vi aspettavate tutto ciò al primo colpo e spuntando letteralmente dal nulla?

R- F.: Il destino de “Il Ritorno” era quello di finire in un cassetto con il resto delle nostre produzioni precedenti, senza essere pubblicato, ascoltato solo da un manipolo di persone. Avevo deciso ciò poiché, a mio parere, non esclusivamente a livello realizzativo, “Il Ritorno” ha alcune pecche che rischiano di minarne, seppur in misura non grave, la godibilità; tutto ciò è dovuto al suo travagliato processo di composizione e di realizzazione, come ho spiegato in precedenza. Alla fine, incoraggiati dall’entusiasmo di ATMF e da varie vicissitudini negative a livello di vita materiale, l’abbiamo pubblicato.

In tutta sincerità, non ci aspettavamo nulla; avevamo per anni fatto musica esclusivamente per noi stessi e, anche se ora le nostre fatiche sono disponibili all’ascolto dei più, il nostro atteggiamento non è sicuramente cambiato. Facciamo musica a causa di una profonda e indomita esigenza personale di creare.

D- State già lavorando al successore de “Il Ritorno”?

R- F.: Già dal giorno successivo alla realizzazione del master de “Il Ritorno” è ricominciata la stesura di nuovo materiale.

D- Avete intenzione di mantenere la stessa linea stilistica o sentiremo cambiamenti? Riguardo alle tematiche?

R- F.: Nonostante sempre di metal estremo si parli, abbiamo deciso di introdurre qualche novità in termine di sofisticazione della struttura delle canzoni e di arrangiamento. Sto provando anche ad inserire sintetizzatori, fiati, strumenti a corde classici, sebbene li utilizzi come suoni ben occultati nel mix, che solo un ascoltatore attento ed esperto può rilevare.
Tuttavia, siamo appena alla stesura finale delle chitarre, la strada è ancora lunga, potrebbe cambiare ancora tutto. Ti posso però anticipare che per una canzone ci siamo avvalsi di un illustre collaboratore nostrano che voi tutti apprezzate, e la pre-produzione già promette sorprese.

A livello di tematiche, il filo conduttore è sempre la nostra visione dello stato di cose, trasfigurata e riassorbita all’interno di visioni mitiche e archetipiche, fuori e dentro la storia. E’ semplicemente un altro capitolo della nostra consapevolezza e della nostra vita, che si soffermerà su aspetti resi chiari dal titolo dell’album, che ancora non voglio rivelare.

D- A proposito di tematiche: nel booklet de “Il Ritorno” non è segnato alcun testo, siamo certi sia una scelta ponderata e voluta, ad ogni modo potreste dire di cosa generalmente trattano le vostre liriche a chi non riesce a distinguere il cantato estremo? O, se vi è un tipo di messaggio di fondo che volete trasmettere, di che si tratta?

R- F.: Chiaramente l’assenza dei testi è voluta. Molte delle liriche le ricevetti quasi sotto dettatura divina, in momenti e situazioni davvero estreme e terribili, e di conseguenza il loro contenuto è molto, troppo, personale.
Mettere nero su bianco il “messaggio di fondo” che trasmettiamo con la nostra musica sarebbe estremamente banalizzante per il messaggio stesso, sempre se di messaggio si può parlare.
Sicuramente chi condivide la nostra visione del mondo riuscirà a decifrare e percepire i testi e le varie scoccate testuali de “Il Ritorno”; ecco, la nostra musica si rivolge esclusivamente a loro, fratelli di battaglie e alleati nell’eterna lotta del bene contro il male.

D- Avete in mente di focalizzarvi su altre lingue oltre l’italiano in futuro?

R- F.: Ho abbandonato un sacco di tempo fa le liriche in inglese, poiché non mi soddisfacevano. Dubito tornerò indietro. Tuttavia non si può mai dire… Nell’arte cambio idee anche repentinamente.

D- Cosa simboleggia “Il Ritorno”? Ritorno di cosa, o di chi?

R- F.: Non è stata aggiunta al titolo una specifica ulteriore, nonostante fosse prevista. “Ritorno” è sicuramente una parola che da una parte suggerisce una strizzata d’occhio e una parodia ai classici Black Metal (Bathory, Burzum…), dall’altra evocava significati metafisici ben precisi nelle nostre menti: ritorno a qualcosa di puro e originario, che soggiace nel vril degli eletti (superumani descritti dall’esoterista Bulwer-Lytton nel 1870, -ndr); ritorno come eterno vorticare di anime, un samsara… Non farò specifiche ulteriori: sarà più divertente, per una coscienza sufficientemente sviluppata e indirizzata verso i giusti luoghi, fare di meglio da sé.

D- Parliamo del concetto dietro “Un Mondo Senza L’Uomo”: un titolo se non altro impegnativo ed emblematico. Non sarebbe mai dovuto esistere o non dovrebbe esistere ora? E perché?

R- F.: Un satiro, un “monstrum”, quindi una creatura a metà fra uomo e dèi, e parimenti in contatto anche con il mondo divino, venne torturato da un uomo poiché sapeva che da lui avrebbe estorto qualsiasi informazione sul senso della vita che egli desiderasse. Alla domanda su quale fosse il segreto più importante della vita umana, gli fu risposto che l’uomo non sarebbe mai dovuto esistere.

D- Lasciate ogni interpretazione alla musica e all’iconografia che l’accompagna. Vi va di spiegare ai lettori il significato o la provenienza di quelli che sono i vostri simboli più usati (nelle grafiche de “Il Ritorno” come anche dal vivo)?

R- F.: Lo stemma araldico della mia famiglia è un elmo affiancato da due leoni marciani. Da qui l’ispirazione per le grafiche, che ovviamente hanno un significato profondo. Abbiamo occultato, all’interno delle copertine, dettagli chiarificatori sul significato degli stessi. Dipanare ulteriormente a livello testuale la bellezza, l’emblematicità e la forza dei simboli che usiamo, vorrebbe dire minarne la potenza e il loro significato pre-razionale e relazionale.

D- Per le grafiche di cui parlavamo poco fa vi siete affidati a Francesco Gemelli. Come mai avete scelto proprio lui? Pensi la collaborazione NovaGemelli continuerà anche in futuro?

R- F.: Apprezzavamo infinitamente il suo lavoro fatto con altri gruppi italiani (e non). Dopo avergli mandato uno schizzo e qualche idea, siamo rimasti esterrefatti di come abbia interpretato alla perfezione il nostro messaggio, condensandolo in una magnifica opera fruibile visivamente. Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare con lui al sostanzioso booklet del nostro prossimo album, sono sicuro che ci e vi stupirà.

D- Le vostre esibizioni ad oggi si possono contare sulle dita di una mano, tuttavia vantate già un discreto curriculum grazie alla presenza a un noto festival italiano di supporto ai Nokturnal Mortum (fu, tra l’altro, la vostra seconda esibizione in assoluto, e siete a quattro in totale oggi). Com’è stato condividere il palco con una leggenda della scena estrema come gli ucraini?

R- F.: Non abbiamo esperienza live e la scelta di farne si è originata quasi casualmente, per gioco. Devo ancora inquadrare definitivamente questo contesto, di cui raramente sono soddisfatto anche da spettatore. Sicuramente mi aspetterei molto di più da una situazione che dovrebbe raccogliere e radunare menti affini per fruire di musica guerriera, eseguita dal vivo.

D- Dall’uscita del disco di debutto avete però sempre dato l’idea di voler mantenere una sorta di anonimato (o quantomeno mistero) attorno alla band, cosa che suonando live -almeno in parte- viene meno. Come vi trovate a portare i pezzi de “Il Ritorno” su un palco?

R- F.: La nostra priorità è quella di creare musica. Eseguire musica dal vivo è qualcosa di secondario e che è solo derivativo. Il mistero e l’anonimato dell’inizio non era voluto in maniera così marcata… Semplicemente un full-length di una band che nessuno aveva mai sentito si è sparso a macchia d’olio da un giorno all’altro, senza nemmeno darci la possibilità di seguirlo. Sono raggiungibile su internet solo da circa un anno.
“Il Ritorno” in sede live suona bene, anche se devo ancora capire se la parte più interessante della nostra musica sia fruibile o meno, dal vivo.

D- Nonostante la ovvia ed obbligata scelta di assoldare dei turnisti per le date dal vivo, in fase compositiva continuate e continuerete ad essere un duo (composto da F. e M.)?

R- F.: Sicuramente i membri che abbiamo reclutato non si possono definire semplici “turnisti”: il bassista è mio fratello sia a livello umano che a livello genetico, il secondo chitarrista è nostro amico e suona con noi in sala prove da almeno dieci anni, etc… Mentre “Il Ritorno” è stato eseguito in sede di registrazione solo da me e M., il prossimo album conterà sui nostri nuovi membri sia a livello di esecuzione sia a livello creativo. A questo punto, ancora primigenio della lavorazione dell’album, ti posso dire che le influenze apportate dal nuovo sangue si sentono, e si miscelano molto bene con le nostre. Ovviamente abbiamo ancora noi le redini del controllo creativo e della censura.

D- Siamo giunti alla fine dell’intervista: vi lasciamo, come di consueto, un piccolo spazio per chiudere dicendo qualcosa ai nostri lettori e, più in generale, a chi vi segue.

R- F.: Ciao mamma.

F. e M.

[EN]

Q- First of all, welcome to Pagan Storm Webzine and thank you for granting us this interview. Let’s start from a brief biography of Nova. Introduce yourself to our readers, as no official information about you can be found yet…

A- F.: Our start dates back to 2003, when I started playing and composing with M.

Q- Have there been other musical experiences before Nova or is this your proper first experience?

A- F.: M. and I started playing in a garage to do something we considered more noble than the common hobbies in our little town. M. already had a classic education concerning the guitar, whereas I had been playing some wind instruments since I was a child and composed simple electronic music. Sometimes I also used to play the drums.

By the way, I can say that our musical experience begins with Nova, because our musical awareness arose with this project (notwithstanding some digressions into other, although important, non-metal projects).

Q- Your first (unreleased) demo should even date back to 2007, seven years before the release of “Il Ritorno”. Why you need so much time?

A- F.: I’m truly a perfectionist and I can tell you I’m also maybe more aware than the most of the underground bands; even if some of our demos were in part good (especially the one we made in 2011), I refused to release them because I felt they were not as good as a piece of musical work must be -in my opinion- in order to exist. Notwithstanding some good intuitions here or there, I anyway see them too mediocre. In fact, last year I also refused a label proposal to finally publish them.

All these years spent on “Il Ritorno” are due to our working method, that aims to reach the highest level of composition possible. Unfortunately, in terms of sound engineering we could have done it way better, but the self-production and the late intention to publish it has left us new awareness about it. This is something we’ll make the most of on the future releases.

Q- You’re a duo: which are the influences behind the two minds of the band?

A- F.: Concerning me: I’ve always had a big passion for the most extreme Rock sonorities, besides the electronic music in 4/4. But in the last ten years I’ve also listened to (and produced) a lot of Folk/Neo-Folk music, various Electro-Experimental stuff, classical music and even Pop music, Ambient and Soundtracks.

M.: From classical music to Extreme Metal, passing through Neo-Folk and Electronic music. Some mentions: Vivaldi, Scarlatti, Bach, Paganini, Beethoven, Tchaikovsky, Wagner, Verdi, Death in June, Der Blutharsch, Seigneur Voland, Leviathan, Emperor, Taake, Sigrblot, Absurd, Grand Belial’s Key, Gorgoroth, Nokturnal Mortum, Ulver, Harry Belafonte.

Q- I guess you’re drawing inspiration from other forms of art, beside music…

A- F.: Yes, being Nova an agglomerate of our experiences, it contains the most varied influences. I’m truly fond of philosophy, especially the classic one… Kant, Hegel, Bradley and the Existentialism. I also like a lot to comment on various paintings during the composition of Nova’s songs. Some mentions should be: Paolo Uccello, Bosch, Bruegel, Doré… I’m also a fan of religious texts; many of you out there have also spotted out the authors of some of the samples that we’ve included in the songs. This is a clear hint concerning the “forces” that are supporting us.

M.: Surely classic authors such as Seneca, Cesare, Plotino, but also more modern ones like Julius Evola, Huxley or Serrano. Plus, ancient traditional writings. By the way, art itself (from paintings to sculptures…) is a strong source of inspiration and salvific search that gives a lot of openings and possible interpretations or reading-keys.

Q- “Il Ritorno” has been warmly received from both the audience and the critics. Did you even expect something like that, coming you from nowhere?

A- F.“Il Ritorno” was meant to be discarded as well as the previous (unreleased) works. I initially decided such thing, because in my opinion it has some lacks that actually undermine its possible enjoyableness. This is clearly the result of its troubled composition process, as I stated before.
But, in the end, being encouraged by the enthusiasm of ATMF and various negative vicissitudes in life itself, we decided to publish it nonetheless.

All in all, we weren’t actually expecting anything from it: all these years we’ve created music for ourselves exclusively, and even if now our final work is available to the audience, this has certainly not changed now.
We write music only because of an untamed need to create.

Q- Are you already working on the following-up of “Il Ritorno”?

A- F.: From the very next day after the end of the mastering process of “Il Ritorno”, a new writing process has already restarted.

Q- What can we expect from the new material? Are you intentioned to keep the same stylistic approach or are we going to listen something way different in terms of music and lyrics?

A- F.: We are always keen on Extreme Metal in terms of music, but we decided to introduce some new elements in order to sophisticate the arrangements and the structures. I’m also trying to add synthesizers, wind instruments, and classical stringed-instruments… But they’ll be well hidden under the mixing, so that only a careful and mindful listening can spot them out.
By the way, we’re only at the final guitar parts at the moment… So the way to the release of a new album is still long and everything can change yet again. But I can reveal to you in advance that for a single song we used a special fellow countryman guest that you all appreciate… And the pre-production at the moment promises surprises…

As for the lyrical themes… Our visions will be the focus as on “Il Ritorno”, transfigured and absorbed into mythic and archetypal examples. It will simply be another chapter of our self-awareness and life, so it will focus on various aspects that should be clear from the album-title, that I don’t want to reveal yet.

Q- …But no lyrics at all can be found in the booklet of your “Il Ritorno”. Although this choice to keep them secret is surely deliberate, can you tell our readers what your songs do actually deal with?

A- F.: For sure the absence of lyrics in the booklet is deliberate. I received many of the lyrics almost under divine dictation, during pretty terrible moments and situations… So, their contents are too much private and personal.
To put on paper this “message” we try to convey with our music, is to trivialize the message itself… As long as of proper “message” we could talk.
All in all, who’s sharing our vision of the world will perceive and decode our lyrics. And, I can tell you, our music is solely addressed to them
.

Q- Have you ever thought of writing lyrics in other languages rather than the Italian one?

A- F.: I dropped lyrics in English long time ago, because they didn’t get me. I do doubt I will ever come back to this… But who knows? Concerning Art, I change my mind pretty fast at times…

Q- What does “Il Ritorno” (“The Return”) symbolize? The return of who or what?

A- F.: A textual addition was expected, at the beginning… But then we chose not to add it.
On the one hand , “Return” is surely a word that speaks about the classics of the Black Metal genre (Bathory, Burzum…) and, on the other hand, it is reminiscent of metaphysical meanings that are vivid in our minds: the return to something more pure and primary… Or “return” as a samsara… I’d not do other examples or something like that because it will be more challenging, for a developed enough consciousness, to do some better analysis itself
.

Q- Dealing with the concept of “Un Mondo Senza L’Uomo” (“A World Without Human Beings”): should he have never existed or is this a consideration only referring to nowadays facts?

A- F.: A satyr, so a creature between men and gods, in contact with the divine world, has been tortured by a man in order to get the secret of life from it. After the torture and his question, the man has been told that human beings themselves should have never existed.

Q- You usually leave all the interpretations to your music and the symbolism that goes hand in hand with it. Do you maybe want to explain to our readers the provenance of your most used symbols (in the layout and artwork of “Il Ritorno” but also on-stage)?

A- F.: The coat of arms of my family consists of a helm beside two Marciani lions; this was the source of inspiration for the graphics, that obviously have profound meanings. But, inside the album, we have kept secret clarifying details of the meanings because, to textually disentangle the beauty and the power of the symbols that we use, is to undermine the might of their relational significance.

Q- Dealing with the graphics we’re speaking about, you’ve commissioned the work to Francesco Gemelli. Why did you choose him? Do you even think that the collaboration NovaGemelli will last also in the future releases?

A- F.: We have been appreciating his great work with other artists for a long time, and after having sent him some sketches we were amazed at his ability in interpreting our message, condensing it into a beautiful piece of work.
We simply can’t wait to start working again with him on the rich booklet that will walk beside our next album… I’m more than sure that will astonish both you and us.

Q- Your live performances have been few yet, but you’ve already opened for Nokturnal Mortum at the last edition of Black Winter Fest.  How did you feel about that opportunity?

A- F.: We didn’t have any live experience, and this choice came out almost accidentally… As a game. I must say that I yet have to frame this context with Nova, because I’m rarely satisfied with it (even from the point of view of the viewer).
For sure, I’d usually expect something more from a Live situation that should gather kindred minds that want to enjoy warrior-music.

Q- From the release of your debut-album you’ve always given us the impression that you were caring a lot about the mystery around Nova. This mystery, of course, fails a bit when bringing your music on a stage… How do you feel now about performing the songs of “Il Ritorno” live?

A- F.: Our priority is still to compose music. To bring it on a stage is something secondary, that is solely derivative. In fact, the mystery around Nova before the exhibitions was not so searched by us or something… Simply, a debut-album by a never-heard-by-anyone-band came out and it spread like wildfire, taking us off the possibility to control it. I personally have been findable on the internet for only a year so far.
“Il Ritorno” sounds cool performed live, even if I have to understand if the most interesting part of our music is accessible on this context or not, yet
.

Q- Notwithstanding the obvious and compulsory choice to bring with you session-members on a stage, will you remain a two-piece-band during the composition?

R- F.: I’ve to say that the members that play live with us can’t be really defined “session-members” anymore… Our bass player is not only my brother in terms of blood, but also on a personal level, for example… But also our second guitarist is a huge friend of us and has been rehearsing with us for 10 years, and so on…
“Il Ritorno” has been composed and played in studio only by M. and I, but the new album will count on the new members both during the composition process and the recording one. We are at a very primeval part of the works now, but I can tell you that the approach of the new members speaks strong and clear, mixing itself well with our previously own influences. Clearly, we still have the reins of the creative-control and -if any- of the censorship.

 

Domande a cura di: Matteo “Theo” Damiani, Lorenzo “Kirves” Dotto, Giacomo “Caldix” Caldironi, Karl “Feanor” Bothvar, Nadia “NHO” Oubari.
Versione inglese e revisione a cura di: Gloria Mambelli, Matteo “Theo” Damiani.
Grafica iniziale a cura di: Giacomo “Caldix” Caldironi.
Artwork originale a cura di: Francesco Gemelli.

Matteo “Theo” Damiani