Ottobre 2018 – Sargeist

 

I fuochi dell’antica festività che soffiano via la ruggine d’ottobre e sanciscono la nascita delle nebbie di novembre si dice assottiglino il velo tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, ma a distanza di qualche giorno dal loro spegnimento vi hanno portato anche un nuovo articolo col meglio del mese appena trascorso, ricco di dischi a loro modo anche azzeccati per la ricorrenza. Questa volta abbiamo ben altri due album rilasciati a totale sorpresa durante gli ultimi trentuno giorni, che alzano le bandiere di Finlandia e Polonia, più dell’esponenza francese e in chiusura un’altra significativa uscita dalla terra del kurwa.
Chi l’ha spuntata al meglio (dal nulla) e maggiormente ha unito la redazione sono però i Sargeist dalla magica terra dei mille laghi, rivoluzionando quasi completamente sia la loro formazione (in cui troviamo ora persino un Nightbringer a fare capolino dalla terra delle libertà e dei fucili spianati) che le loro strategie realizzative per rilasciare “Unbound”. Il quinto full-length del gruppo, fuori dalla seconda settimana di ottobre come di consueto per la partner World Terror Committee, non porta solo e soltanto rivoluzioni in seno alla band dopo il non esaltante “Feeding The Crawling Shadows” (2014), tuttavia, perché gli estimatori del loro sound troveranno sicuramente altro pane mefitico per i loro denti cariati all’interno dei suoi dieci brani. E forse anche di migliore qualità. (Im)perdonabile?

 

 

“Dritti al sodo con “Unbound” dei Sargeist: il nuovo disco del gruppo oggi guidato da Shatraug è una delle uscite migliori che abbiano mai composto a questo nome e, nonostante non si discosti mai eccessivamente dallo stile impiegato nei precedenti album né dai dettami tipici del Black Metal finlandese per com’è solitamente più apprezzato, introduce un approccio talvolta anche migliorativo e cautamente nuovo rispetto al suo diretto predecessore. La line-up totalmente rinnovata è la chiave, tenuta salda dal solo mastermind Shatraug, che fornisce più di una sorpresa ritmica più nuova e vitale linfa ai Sargeist in atto di comporre dieci pezzi che vanno dal buono all’ottimo. Merito di una ritrovata grinta alla “Let The Devil In”, tuttavia anche migliorata dalle variegate, espressive e riuscite vocals di Profundus. Ciliegina sulla torta è poi una notevole produzione ad opera di Henri Sorvali che valorizza il lavoro dei nostri ma il cui nome non deve trarvi in inganno: “Unbound” offre dell’ottimo Black Metal finlandese e nient’altro, ciononostante potrebbe -per come lo fa- sorprendere in positivo più di una persona in passato mai colpita dal gruppo.”

(Ascolta “Death’s Empath” nella colonna ad essa dedicata, leggendo di più al riguardo, qui.)

Fra tutte le strade che i Sargeist avrebbero potuto intraprendere, quella di affidare la produzione ad Henri Sorvali si è rivelata essere la più saggia da percorrere: dietro alle levette, il troll di Helsinki spazza sapientemente via la foschia rumoristica del precedente capitolo discografico, che vanificava le capacità dei Nostri appiattendo e ottenebrando il caratteristico piglio finnico che qui si ripresenta invece in tutto il suo energico e sinistro splendore, grazie ad un sound più vicino al passato (neanche troppo remoto) di “Let The Devil In”, ma forte di una prestazione vocale ancora più graffiante e polimorfa. Il riffing ispirato e che come di consueto non nasconde un approccio che affonda le sue radici nell’old school, tradisce a tratti alcune soluzioni compositive più melodiche e attuali, probabile conseguenza della line-up rinnovata, che rendono il songwriting più trascinante, fresco e godibile che mai.”

La dedizione alla causa del Black Metal non sembra certo affievolirsi per Shatraug, un vero tuttofare della scena finnica che, tra i suoi più svariati progetti, confeziona in gran segreto un ottimo prodotto come questo “Unbound”. Aiutato da comprimari di assoluto spessore, tra cui il buon Henri Sorvali al mastering, il chitarrista e songwriter dimostra un’ispirazione notevole specialmente nell’uso delle melodie, accattivanti ma mai invasive. Se difatti il materiale di riferimento è lo stesso di sempre e quasi cinquanta minuti possono essere una durata leggermente eccessiva, il riffing entusiasmante presente soprattutto nei momenti più cadenzati rende questi dieci pezzi una manna dal cielo (o dalle profondità più infernali?) per chi cerca qualcosa di bombastico, magari tradizionale, ma di gran classe.”

“Sembra che questo 2018 sia un anno all’insegna dei dischi pubblicati di sorpresa, senza troppe presentazioni o pubblicità di sorta, ma se i risultati sono ottimi la cosa non può che far estremamente piacere. È anche il caso di “Unbound”, nuovo e sesto full-length dei finlandesi Sargeist, che arriva a distanza di quattro anni da “Feeding The Crawling Shadows” e ce li riconsegna in splendida forma, con il solito suono dei finnici in bilico tra furia selvaggia e blasfemia ferale. Uno grande ritorno inatteso.”

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“Apocalypticist”, nuovo e terzo album dei Kriegsmaschine di M. e Darkside dei ben più noti Mgła, seconda sorpresa piombata a metà mese, tramite No Solace. I due polacchi, come da tradizione nel loro progetto parallelo, cambiano un bel po’ le carte in tavola rispetto a quanto siete abituati a sentire dall’altra parte e continuano sulla strada del precedente “Enemy Of Man”, la cui formula inizia a mietere consensi – tra cui quelli dei nostri Caldix e Feanor.

“Apocalypticists” dei Kriegsmaschine procede come un battito cardiaco minuto dopo minuto, tra momenti di riposo e altri di forte agitazione, mantenendo comunque una regolarità complessiva costante e un grado di disciplina ritmica notevole che trova il suo successo proprio nel modo in cui la stessa ipnotizza l’ascoltatore rendendolo succube degli orrori musicali e lirici della band polacca. Se non disdegnate un po’ di Doom misto al già conosciuto Black Metal del duo formato da M. e Darkside, questo è sicuramente un disco da provare.”

Come un fulmine a ciel sereno i polacchi Kriegsmaschine, progetto parallelo dei Mgła, hanno pubblicato il loro terzo full-length “Apocalypticists”, composto da sei tracce di sulfureo e annichilente Black Metal in cui i ritmi si mantengono tuttavia quasi sempre su velocità mid-low tempo, senza mai concitare eccessivamente le partiture. Proprio questo fattore mette in maggior risalto non solo le atmosfere nichiliste della proposta, ma anche la tecnica alla batteria dai sentori tribali di Darkside, oltre a donare maggiore varietà al tutto senza far mai risultare le canzoni ripetitive o noiose. Un ottimo antipasto in attesa del ritorno dei Mgła il prossimo anno.”

 

I Baise Ma Hache con due solide nomination per il loro nuovo “F.E.R.T.”, uscito ad inizio ottobre via Hammerbolt Productions, essendosi apparentemente lasciati alle spalle un po’ di quell’ombra imponente dei padrini spirituali (?) in precedenza omaggiati con qualche riferimento di troppo. Le ingenuità estetiche, le valchirie dotate di fucili, moto e lupi volanti, le cafonate visive e chi più ne ha più ne metta non devono infatti scoraggiarvi: la loro musica ha fatto breccia nei cuori di due di noi per i seguenti motivi.

“Dall’uscita del penultimo album i francesi Baise Ma Hache sono intanto diventati un trio e “F​.​E​.​R​.​T.” riesce, in parte, a toglier loro di dosso la pesante influenza dei Peste Noire (che tuttavia, volenti o nolenti, aleggerà sempre in una certa frangia del Black Metal francese) proponendo un risultato abbastanza personale: Black Metal molto ferale e selvaggio in cui l’ascoltatore può godere di nuovo degli scream acuti e rabbiosi di RMS Hreidmarr (che lo avevano reso famoso negli Anorexia Nervosa), per l’appunto il nuovo componente del gruppo, capace d’infondere maggiore violenza e  invettive contro il mondo moderno all’interno del suono dei Nostri. Non mancano nemmeno dei momenti riflessivi e atmosferici, dovuti sia a pregevoli stacchi acustici, sia alle atmosfere marziali del duo svedese noto come Arditi (sempre un piacere sentire le loro collaborazioni con gruppi Black Metal); ed in tema di partecipazioni non si può non citare quella vocale del nostrano Colonnello dei Frangar, presente ad impreziosire il quinto brano “Furia Francese” (probabile futuro cavallo di battaglia del gruppo dal vivo) e di Paul Waggener nella terza traccia “Traité Du Rebelle”, pezzo acustico dal sapore Country ma con una malsana atmosfera marziale: un esperimento di contrasti molto ben riuscito.”

In “F.E.R.T.” dei Baise Ma Hache il patriottismo francese è stato portato alle sue estreme conseguenze da refrain al limite del coro da stadio e trattati simil-storici che, mescolati all’interno dei brani del disco, donano un enorme carattere folcloristico al tutto, oltre a riempire alcuni buchi compositivi in grande stile. In più, l’alternanza delle ritmiche più possenti e veloci con le parti più lente permette all’ascoltatore, a tratti, di riprendere fiato. Il risultato è un ottimo lavoro d’incastro.”

 

Una nomination ma di un certo spessore per i polacchi Outre che approdano, verso la fine del mese con “Hollow Earth”, sul pianeta Debemur Morti Productions. “Ghost Chants” nel 2015 li aveva fatti inquadrare come risposta polacca buona ma non troppo originale ai Deathspell Omega; il quartetto -pur rimasto della stessa pasta- sembra aver superato più di uno scoglio essendo effettivo disco del mese del nostro e vostro nerd preferito Caldix.

Troverete di tutto dentro “Hollow Earth”, ultima fatica dei polacchi Outre. Sicuramente si tratta di una delle migliori implementazioni di Black mMetal misto a Death Metal che abbia sentito negli ultimi tempi; in particolare, la scelta di costruire i brani su una base Death associando ad essa atmosfere al limite tra il claustrofobico e il dissonante si rivela completamente azzeccata. Sorprende inoltre la quantità di dettagli portata, ad esempio, dal riffing di chitarra o dalle partiture di batteria che consentono al disco di girare in ripetizione senza perdere colpi, merito anche una durata complessiva contenuta che invoglia l’ascoltatore a premere il tasto play (o la combinazione Fn + F7 se siete possessori di tastiere Leopold) ogni 36 minuti. Per farvi un’idea approssimativa dell’album potete prendere come campione di ascolto la traccia “Let The Earth Be Silent”, ricca di sfaccettature e con svariate variazioni al proprio interno. In breve: siamo al top.”

 

Vi eravate persi queste uscite? Vi erano già piaciute? Oppure ci siamo persi qualcosa noi? Come di consueto potete rispondere alle domande come meglio preferite o non farlo affatto, ovunque vogliate, ma in caso questi ve li foste già ascoltati fino alla nausea il nostro calendario delle uscite in costante e giornaliero (o settimanale) aggiormento vi terrà discreta compagnia – che di musica in arrivo non ne manca. Andate a novembre e il gioco è fatto.
Per il prossimo meglio del mese non ci resta che aspettare su per giù la solita trentina di giorni, che comunque promette già di essere abbastanza caruccia.

 

Matteo “Theo” Damiani

 

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