Nortt – “Endeligt” (2017)

Artist: Nortt
Title: Endeligt
Label: Avantgarde Music
Year: 2017
Genre: Funeral Doom/Black Metal
Country: Danimarca

Tracklist:
1. “Andægtigt Dødsfald”
2. “Lovsang Til Mørket”
3. “Kisteglad”
4. “Fra Hæld Til Intet”
5. “Eftermæle”
6. “Afdø”
7. “Gravrøst”
8. “Støv For Vinden”
9. “Endeligt”

 

“Til gravens vi…”

Dieci anni.
Dieci anni in cui non solo nessun segno di vita, neanche il più minimo flebile gemito, è stato emesso dalle brume dell’Odensee danese che avvolgono il progetto Nortt; ma, a ben vedere, nemmeno alcun segno di effettiva o confermata morte. “Endeligt” risuona lontano come una canzone d’amore all’oscurità, e giunge soprattutto come smentita alle insistenti voci, come la scritta che troviamo su un feretro ancora dischiuso.

Il logo della band

Una criogenesi prima simbioticamente e poi simbolicamente rotta a distanza di dieci anni esatti dall’uscita di quel profondissimo lavoro che, per due lunghi lustri, è sembrato dovesse essere a conti fatti il canto di quel solitario cigno nero, quel “Galgenfrist” di fine 2007 che fece storcere il naso a diversi affezionati per l’allontanamento ulteriore (in realtà già stilizzato ed ampiamente prevedibile con il precedente “Ligfærd” nel 2005), a quel punto ormai palesemente irreversibile, da una (da sempre) flebile e quasi impalpabile componente più parossisticamente Metal.
La natura Dark-Ambient disturbata del progetto danese è senza dubbio quella che ha sempre più caratterizzato il continuum di progressivo cambiamento, avvolgendo le basi Doom, l’estetica Funeral Doom e la depressiva poetica Black Metal, se vogliamo, rimanendo perno fisso ed unica chiave di lettura autentica dell’operato del tuttofare.
Non stupisce dunque che l’inaspettato ma sicuramente molto atteso ritorno del 2017 (di nuovo per Avantgarde Music) non marchi alcuna inversione di tendenza per la musica targata Nortt, al netto contrario esasperante e prolungante, forse anche inasprente, proprio i tratti distintivi dell’intimo e decadente successo di “Galgenfrist”.

“Definitivo: 1. sin. Decisivo, conclusivo; 2. Nel linguaggio giuridico, non impugnabile […].”

Nortt

La fine non è una tematica nuova per colui che in vent’anni di silenzi e pubblicazioni estemporanee ha plasmato uno stile tanto personale nell’ambito del Metal estremo, quanto radicato nel concetto di conclusione, devoto ai precetti di separazione e perdita.
“Endeligt” è però sicuramente un atto conclusivo, che al minimo chiude un cerchio aperto e poi progressivamente destrutturato, scarnificato, da “Gudsforladt” (o anche da “Graven”) fino ad oggi.
Una calma funerea, lenta, un fato precedentemente oracolato dalle cui maglie è impossibile districarsi, regna sui nove brani di “Endeligt” rendendo particolarmente poco agevoli gli approcci iniziali nonostante la netta scarnificazione degli elementi e del minutaggio degli stessi. La strumentazione è ridotta ai minimi termini, le melodie semplici, efficaci, strazianti, che si distendono lunghe e quasi infinite tra effettistica ed ebow, penetrano come lame le carni nel profondo con apparizioni raminghe e finemente dosate, capaci proprio in questo modo di donare ad ognuno degli atti di “Endeligt” classe rara e forma propria con una forte identità a sé stante.
Il freddo e l’oscurità si fanno sempre più intensi e giocano s’un lugubre dualismo di soffocante invito ad unirsi all’equilibrate danze flemmatiche, controllate dall’ormai sempre più enorme importanza rivestita dal funebre incedere del pianoforte a coda e delle strutture di synth che costruiscono, come in un brutto sogno da cui è impossibile svegliarsi, insieme alla marcia mortuaria dei beat dal bpm diafano, le sinistre fondamenta su cui poggia il lavoro svolto in “Endeligt”.
Per quanto le iniziali “Andægtigt Dødsfald”, “Lovsang Til Mørket” e “Fra Hæld Til Intet”, cariche di sentore di morte da vicino, possano già colpire ed ammaliare in quanto episodi di grande livello ed eleganza, è con l’epicità luttuosa di “Afdø” che Nortt mette in bella mostra tutto il doloroso carico sul vuoto interiore che trasudano le composizioni. È proprio dal sesto brano in avanti che ogni secondo del disco si fa maledetto, morente, sviluppando ancora una volta il peculiare stile compositivo del nostro in tutto il suo freddo, desolato e tragico splendore. Il picco della terrificante atmosfera ormai generatasi giunge proprio sul finale: il sangue si congela nelle vene già dai primi tristi rintocchi di “Støv For Vinden” ma finisce per essere un marmoreo grumo informe al concludersi della title-track posta in chiusura. Campane suonano a morto e resta solo un muto silenzio, un rumore sordo che affligge pesante come un macigno. Come solo ogni deserto interiore sa esserlo.

“Endeligt” è in conclusione un disco ostico per sua stessa natura. Un lavoro dalle fattezze squisitamente semplici ma allo stesso tempo di una profondità d’intenti tale da rendere la sua fruizione difficile, arte per il morente con cui entrare in profonda sintonia o non entrarci affatto, creato da chi e per chi ha interiorizzato la sacralità stoica della morte, per chi ne ha accettato l’ineluttabilità e per chi ne ha fatto -per scelta o più presumibilmente per necessità- sua compagna sodale, per quelli che guardano questa inavvicinabile signora vestita di nero preparare l’ennesima tomba e non riescono a non pensare che, in fondo, il suo spietato abbraccio non è che la tragedia più percettibile dell’infinita sequela a cui assistiamo impotenti o indolenti ogni giorno.
“Endeligt” è per coloro che riescono, in solitudine ed onestà, a sedersi ed apprezzare suono ed evoluzione in musica dell’incubo di qualcun altro. Del resto, mai così diverso dal nostro.

“…Det er endeligt.”

Matteo “Theo” Damiani

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