Negură Bunget – “Zi” (2016)

Artist: Negură Bunget
Title: Zi
Label: Prophecy Productions
Year: 2016
Genre: Avantgarde/Folk Black Metal
Country: Transilvania

Tracklist:
1. “Tul-Ni-Că-Rînd”
2. “Grădina Stelelor”
3. “Brazdă Dă Foc”
4. “Baciul Moșneag”
5. “Stanciu Gruiul”
6. “Marea Cea Mare”

 

A distanza di un solo anno e mezzo tornano sulle nostre pagine virtuali, in sede di recensione, i transilvani Negură Bunget. Il motivo è presto intuibile e detto: “Zi” è il nuovo e settimo full-length della band, nonché secondo capitolo dell’ambiziosa Transilvanian Trilogy incominciata proprio un anno fa con “Tău”.

Il logo della band

Le emozioni riguardo l’uscita sono all’unisono le più disparate e cangianti. Le domande sgorgano spontanee e irrefrenabili. Il combo di Timișoara non è mai stato particolarmente prolifico nei suoi venti anni di carriera, inoltre dopo l’acclamato “Om” (2006) ha vissuto separazioni dolorose e i più vasti cambi di line-up si sono succeduti. “Tău”, solo un anno fa, rappresentava il primo tassello di un ritorno discografico dopo un relativo silenzio (rotto soltanto da varie uscite minori) di ben cinque anni, nonché il primo album dopo l’approdo al roster della rinomata Prophecy Productions (nella sua divisione Lupus Lounge) e debutto della nuova (e tuttora integra!) formazione. Non tutto ciò che luccica fu però realmente oro: il bagaglio stilistico specifico dei nuovi musicisti sembrava non essere ancora perfettamente integrato al suono distintivo dei Negură Bunget. Fatto che, con ogni probabilità, ha portato la band -per la prima volta- a non sperimentare più del dovuto ed a creare un buon compendio, una stasi musicale, che consolidasse senza sbilanciarsi, piuttosto che puntare a mutare per l’ennesima volta e sorprendere.
Nonostante continuasse le progressioni più acustiche e soft di “Vîrstele Pămîntului”, e qualche novità comunque trasparisse in sordina, non tutti i nuovi elementi introdotti riuscivano a brillare di luce propria. Se un anno fa lamentavamo quindi la presenza troppo invasiva e destabilizzante del growl del nuovo arrivato Tibor Kati, o parti elettriche non troppo strabilianti, viene da chiedersi se -dopo un ormai lunghissimo periodo di tour e rodaggio della formazione- “Zi” non rappresenti proprio la svolta, il miglioramento, o addirittura la proiezione verso il futuro per i Negură Bunget.

La band

Il disco si apre con “Tul-Ni-Că-Rînd”, non molto più che una semplice e frastagliata introduzione dalle tinte Dark-Folk che presenta un crescendo di strumentazione elettrica solo sul finale (ricordando, non per intenti quanto per realizzazione, “Pămînt”). Fatto anomalo che il pezzo sia stato scelto proprio come singolo di lancio del disco, in quanto non fornisce la minima idea sulla direzione intrapresa dal nostro longevo quintetto.
“Grădina Stelelor” giunge come un lampo a schiarire le idee e abbattere la coltre (o forse è più indicato dire “nebbia”?) coprente fino a quel momento le intenzioni dei transilvani. Esattamente come i due brani successivi, seppur in modo ampiamente diverso tra loro, dimostra come “Zi” sia un disco che vive di scintillanti contrasti più che mai: dopo la lunga e luminosa apertura adagiata sulle note influenze Ambient, veniamo travolti dalla furia dei blast-beat e dal riffing avanguardistico. Anche le parti in growl di Tibor sono notevolmente ridotte, a favore di una maggiore varietà mediante i più variopinti stili vocali.
E proprio il sentore preponderantemente avanguardistico che da sempre contraddistingue la band, che sembrava iniziare a latitare nell’ultimo capitolo discografico, a spadroneggiare anche nella malinconia e nelle progressioni eteree di “Brazdă Dă Foc”, dove ritroviamo in mostra il grande gusto di un batterista tanto eclettico quanto talentuoso come Negru.
“Baciul Moșneag” è il pezzo più estremo, ricco e cupo del disco: l’aggressione sonora è istantanea e le chitarre distorte ma intelligentemente curate sono nuovamente i dinamici interpreti principali della composizione, contrastati dai diversi break spettrali dal sapore Dark-Ambient (non esattamente nuovi agli avvezzi al suono dei Negură Bunget) sfruttanti il riuscito gioco di ombre cinesi proiettate sul pentagramma.
I dulcimer di Andrei Victor Săftescu, ospite per l’occasione, introducono e concludono il (relativamente) breve ma incredibilmente corposo viaggio silvestre rappresentato da “Stanciu Gruiul”, intreccio di folklore gitano e psichedelia integrata al Black Metal, condito dal variegato utilizzo di strumentazione autoctona ormai nostra vecchia conoscenza. Il disco si conclude grazie alla soffusa e rarefatta collaborazione tra il quintetto e i connazionali Thy Veils, Marea Cea Mare, arricchita dalla partecipazione soave dell’ugola di Manuela Marchis.

Come anticipato e abbondantemente spiegato, “Zi” è un disco che punta sui grandi contrasti caratteristici del suono raggiunto negli anni dalla band, risultando allo stesso tempo sia più estremo che più pacato del suo predecessore, sviluppando l’intuizione a livelli in questo senso difficilmente raggiunti precedentemente.
Se è vero che il Black Metal negli anni si è decisamente distanziato dalla sua forma stilistica originale, il non-conformismo e la guerra alla convenzionalità, mediante strenua persecuzione e cura della propria individualità, sono quanto di più prezioso questa musica possa offrire realmente, dimostrando alla perfezione come un’integrità artistica simile sia infinitamente più “Black Metal” di una qualunque stantia (e fin troppo comoda) riproposizione di stilemi forgiati ormai troppi anni orsono.
In altri termini, “Zi” è la riuscita e talentuosa ricerca di trasporre in musica il dualismo sonoro di luminosità e ombre; esattamente come la sfocata e inafferrabile luce trasudante dalla cupa nebbia permeante i più intonsi meandri silvestri.

Matteo “Theo” Damiani