Marzo 2017 – Rebirth Of Nefast

 

Marzo si conclude oggi, aprile vede annunciati già diversi titoli che si preannunciano gustosi o molto interessanti, ma come ogni fine del mese che si rispetti -e come ormai d’abitudine dopo due appuntamenti mensili- ecco giungere la nostra scelta per il disco migliore uscito negli ultimi trentuno giorni.
A differenza delle numerose ottime uscite che gennaio e febbraio hanno visto combattere, mettendo in difficoltà i redattori della vostra Webzine preferita nel decretarne una sola come vincitrice qualitativa assoluta, obiettivamente marzo è stato accolto per quasi tutta la sua durata come mese di stanca. Poche release veramente significative, molti fiaschi conclamati, diversi dischi inaspettatamente (così tanto) orribili e in generale pochissimi album di qualità che presentino caratteristiche memorabili o in grado di lasciare il segno.
Un poderoso colpo di coda finale, nell’ultima settimana, ha però portato sulla tavola un paio di illustri eccezioni, seppur con ogni probabilità marzo 2017 non verrà ricordato per la sua brillantezza, è anche corretto dire che, per la prima volta dalla nascita di questo spazio, le nostre preferenze sono state particolarmente divise, eterogenee, frammentate e discusse fino all’ultimo giorno. Vi vogliamo dunque parlare di qualcosa che potreste esservi persi.

 

 

“I Rebirth Of Nefast consegnano all’ascoltatore un interessante debutto, un’esperienza esoterica ricca di idee e materiale. A tratti esageratamente supponente ed impegnativo, per via dell’elevato timing complessivo ancora non gestito al meglio, il buon “Tabernaculum” conferma la one-man band originariamente irlandese come una piccola gemma dal buon potenziale, una realtà da tenere d’occhio grazie alla sua oscurità imponente, seppur non priva di sbavature e a tratti ancora troppo accodata alle recenti derive più caotiche del Black Metal islandese.”

L’opera lenta e meticolosa dei Rebirth Of Nefast è il gioiello di questo qualitativamente povero mese di Marzo. “Tabernaculum” è un prodotto che sa quando è il momento di aggredire ed è consapevole di quando e come rallentare, intrappolando l’ascoltatore in un intrigante vortice musicale ed emotivo.”

La one-man band irlandese dà alle stampe un debutto dal sound denso ed opprimente, con un songwriting fresco ed ispirato. Le frequenti aperture atmosferiche, pregevolmente gestite e varie, donano al platter il giusto equilibrio e mantengono viva l’attenzione dell’ascoltatore nonostante l’ora abbondante di timing.”

La francese Norma Evangelium Diaboli ribadisce il monopolio sul Black Metal di stampo occulto ed esoterico con una perla dall’oscurità impenetrabile: l’opprimente muro sonoro di “Tabernaculum” può apparire quasi insormontabile a chi non è avvezzo alle sonorità o ad un primo ascolto, ma sottace una sottile quanto rara e contestualizzata bellezza. Il rimando a nomi come Deathspell Omega è tassativo se si vuole descrivere la proposta della band, se non per quanto riguarda le sonorità, sicuramente per la sua poetica. Il debutto dei Rebirth Of Nefast si inserisce perfettamente in quella cornice di musica estrema costruitosi recentemente nelle fredde terre islandesi, dove la produzione del disco è stata curata presso i già noti Studio Emissary.

“Sembra che l’aria dell’Islanda abbia fatto davvero bene al progetto Rebirth Of Nefast, di origine irlandese, con un full-length di debutto ben realizzato la cui musica trasuda oscurità da tutti i pori.

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Il terzo e nuovo album dei norvegesi Slagmaur, “Thill Smitts Terror”, uscito la scorsa settimana per Osmose Productions, le cui distopiche atmosfere hanno suscitato diverse reazioni positive all’interno dello staff… Anche quella contrastante di una ben poco dimplomatica NHO.

“Malato. Sporco. Industriale. Sperimentale. Folle. Un incubo. Oltre ad essere tutto ciò, il nuovo insalubre album degli Slagmaur è a mani basse il miglior disco uscito in tutto il mese. Forte di una composizione tanto audace quanto orecchiabile, di un approccio squisitamente personale nel reinterpretare il Black Metal avanguardistico in indisponente modo atipicamente Industrial, colpisce per il sottile uso dell’elettronica e delle tastiere sotto corpose trame ossessive, reiteratamente lente, cadenzate e luride.”

Soffocante e insano, “Thill Smitts Terror” è marcato dal growl massivo e una piacevole atmosfera Avantgarde, ma si tratta di un lavoro che in alcuni punti rasenta la monotonia, tanto dal chiedermi alle volte perché lo stessi ascoltando: gli Slagmaur per questo mese sono stati un’ultima spiaggia.”

Gli eclettici Slagmaur si dimostrano abili nel tessere una personale e fitta trama di chitarre e tastiere dal sapore Industrial che si snoda per tutto il disco, rendendo il risultato finale ipnotico, sinistro ed estremamente (s)piacevole.”

 

Nonostante il blasone, il debutto dei Pillorian di John Haughm non ha in definitiva convinto come ci si sarebbe potuti inizialmente aspettare, facendo invece interrogare gran parte della redazione sul carattere a tratti latentemente banale dell’uscita. Tuttavia, nello specifico, “Obsidian Arc” (Eisenwald Tonschmiede) non ha mancato di colpire almeno un paio di noi, divenendo in ultima analisi nientedimeno che il disco del mese del nostro Feanor.

Un buon esordio per la neo-band di John Haughm; una versione molto più oscura dei suoi precedenti Agalloch, dove i rimandi alla vecchia band sono incastrati alla perfezione nel suono di questa nuova creatura proveniente da Portland.

Prima eredità lasciata dai defunti Agalloch a giungere alle nostre orecchie, “Obsidian Arc” è certamente un debutto di tutto rispetto che, tuttavia, mostra i suoi difetti quando comparato ai livelli qualitativi delle opere generate dall’ex-creatura principale di John Haughm, pure ignorando le varie (ma non troppe) differenze puramente stilistiche. Abbandonate quasi completamente le influenze Folk, ma non quelle atmosferiche, i sette brani che compongono il platter si strutturano su stilemi Black Metal più classici e diretti, dalle tinte a tratti più melodiche che possono far tornare alla mente i Dissection, e a tratti dal carattere quasi epico: un’epicità sempre malinconica e faustiana.”

 

Infine, menzione singola per il mistero che ammanta gli enigmatici Diĝir Gidim. Il loro debutto uscito ad inizio mese per Aeternitas Tenebrarum, intitolato “I Thougth There Was The Sun Awaiting My Awakening”, con il suo criptico concept votato alle origini indo-europee e i suoi tratti stilistici caotici e convulsi, fortemente debitori a Deathspell Omega e Blut Aus Nord, si è comunque meritato una conclusiva nota d’apprezzamento.

Ottimo esordio per questa band sbucata fuori dal nulla, duo composto da Lalartu (che troviamo anche nei Titaan) e Utanapištim Ziusudra, che compone con “I Thougth There Was The Sun Awaiting My Awakening” un disco tanto ferale quanto evocativo. Se queste sono le premesse gettate dall’esordio, ne vedremo (e sentiremo) delle belle in futuro. Un buon colpo per la nostrana ATMF.”

 

Il prossimo appuntamento con il nostro disco del mese (e, come ormai consuetudine, qualcosa in più!) è fissato per la fine di aprile… Nel frattempo, come sempre, potete scoprire tutto ciò che è stato finora annunciato tramite il nostro calendario delle uscite annuali.

Matteo “Theo” Damiani