Furia – “Nocel” (2014)

Artist: Furia
Title: Nocel
Label: Pagan Records
Year: 2014
Genre: Avantgarde/Black Metal
Country: Polonia

Tracklist:
1. “Opętaniec”
2. “Ptaki Idą”
3. “Zamawianie Drugie”
4. “Niezwykła Nieludzka Nieprzyzwoitość”
5. “Nigdy I Nigdzie”
6. “My Bełkoczą”
7. “Beze Mnie”
8. “Ogromna Noc”

Giunti nel 2014 al traguardo del quarto full-length, doppiato da altrettanti sperimentali EP nel frattempo, i polacchi Furia non sembrano intenzionati a tradire le aspettative di chi ha imparato ad apprezzarli come uno degli act Black Metal più strambi ed interessanti provenienti dal loro paese.

Il logo della band

La Polonia, negli ultimi anni, ha visto nascere e crescere al suo interno una vasta legione di band pér lo più relegate all’ambito underground che, fortunatamente, sembrano non essere intenzionate a seguire pedissequamente le orme dei più celebri Behemoth e non rappresentarne quindi solamente una delle spudorate copie.
Gli esempi sono molteplici, i primi che vengono in mente sono senz’altro i Cultes Des Ghoules o i Mgła, e appunto menzion non può esser non proferita per i Furia (al netto di un’attitudine ancor più tendente alla sperimentazione dalla personalità marcata), i Plaga o progetti paralleli come Doombringer (invero più influenzati dal Death Metal), Morowe, Massemord e i devoti al Noise Thaw.
A produrre “Nocel”, la nuova fatica dei Nostri, è ancora una volta la connazionale Pagan Records, che li prese sotto la sua ala dal secondo disco e ad oggi non li ha più lasciati, a dimostrazione del fatto che anche l’etichetta sembra essere ben più che soddisfatta dell’ottimo lavoro svolto finora da questi ragazzi.

La band

Stilisticamente non troviamo enormi differenze rispetto al passato recente della band, se non una voglia generale di offrire all’ascoltatore sempre qualcosa in più rispetto all’opera precedente, partendo dal timing complessivo del disco leggermente più ampio che in passato, la presenza di un pezzo molto più lungo rispetto ai non-canoni dei Furia (“Niezwykła Nieludzka Nieprzyzwoitość”), fino ad arrivare a piccoli accorgimenti stilistici che vanno a fare la fortuna di un platter, ancora una volta, vincente.
Esclusi un paio di momenti sporadici, l’assimilazione è ancora difficile: nonostante la pulizia generale del suono, i Nostri optano spesso per una serie di dettagli particolari e non comuni, anche per un ascoltatore avvezzo alle sonorità più estreme. Infatti, episodi irresistibili e dal retrogusto quasi Pop (non chiuda la recensione qui, chi sta leggendo, e dimostri un filo di apertura mentale) sono presenti sotto nome di “Opętaniec” e “Beze Mnie”, tuttavia l’atmosfera generale che l’ascoltatore potrà respirare (anche negli episodi appena citati) è cupa e malsana e le stranezze totalmente Avantgarde potrebbero apparire inizialmente scoordinate nel complesso, inserite a forza, salvo poi giustificarsi pienamente dopo pochi ascolti, mitigandosi alla perfezione nel sound della band, che si destreggia con maestria tra spruzzate Black ‘N’ Roll coinvolgenti, ritmiche completamente nere, ma anche sporadiche incursioni dal sapore vagamente folkloristico, momenti al limite con il Free-Jazz e l’improvvisazione (presunta) che danno al lavoro un sapore sempre genuino e per nulla artefatto (sentore aiutato da una produzione adeguata, tagliente ed incisiva seppur ottimizzata per poter rendere al meglio ogni passaggio e non nascondere mai nulla all’orecchio attento dell’astante).
Le commistioni hardcore/punk spesso alla base delle composizioni più veloci e brevi di “Nocel” sono ben assimilate e mescolate alla perfezione con la componente Black Metal, ovviamente meno presenti ove sono meno presenti i richiami alla forma-canzone tradizionale (“Niezwykła Nieludzka Nieprzyzwoitość” mediante picchi Sludge e “Ptaki Idą” con le sue derive psichedeliche, in particolare, ma anche la doomeggiante e tendente al Depressive “Nigdy I Nigdzie” è da citare).
Importante è anche far menzione della tecnica non banale del quartetto che permette ai pezzi di differenziarsi molto fra loro e non presentare (tranne in pochissimi e brevi casi) momenti morti o di stanca, tuttavia mai finendo ad essere sfoggio: parliamo di un ottimo utilizzo della strumentazione, spesso alquanto eclettico, che non sfocia mai -seppur con le sue parti più strambe- nell’autocitazionismo.
I Furia infatti sperimentano rimanendo sempre con i piedi per terra, senza sopravvalutarsi stupidamente ma osando non senza correre dei rischi. L’ottima alternanza di metriche e di pezzi più complessi ad altri meno articolati e di più facile presa, assieme alla perfetta convivenza di atmosfere asfissianti ad altre più eteree e rarefatte (“Ogromna Noc” ed il suo finale fantastico), garantisce infine l’ascolto longevo ed in salita col passare del tempo.

Non si lasci scoraggiare quindi chi, pur cercando fortemente qualcosa di sperimentale e particolareggiato, non vi entrerà in sintonia dai primi ascolti: questo disco molto probabilmente fa per voi, ha semplicemente bisogno di tempo e momenti adeguati per essere assimilato nella sua interezza.

Matteo “Theo” Damiani

 

Precedente I Concerti della Settimana: 11/06 -17/06 Successivo Pagan Storm News: 08/06 – 14/06