Bestia Arcana – “Holókauston” (2017)

Artist: Bestia Arcana
Title: Holókauston
Label: Dark Descent Records
Year: 2017
Genre: Black Metal
Country: U.S.A.

Tracklist:
1. “Hellmouth”

2. “Obscurator”
3. “Howling”
4. “Iniquity”

 

 

“Who will withstand the Fires of Judgment? Our hands are full of Blood! Oh Lord, our hands are full of Blood!”

Non accade poi così di rado che progetti paralleli, nati come spin-off o piacevoli distrazioni dalle menti di artisti impegnati con band ben più famose ed acclamate, superino persino qualitativamente quello che fino a poco tempo prima sembrava essere l’impegno principale dei loro sforzi compositivi. È il caso dei Bestia Arcana, vero e proprio collettivo parallelo dei Nightbringer che fa tornare sulle nostre pagine l’operato dell’americano profeta dell’apocalisse Naas Alcameth, in questa sede accompagnato dal compagno Menthor dietro alle pelli e dal più misterioso K., ex-bandmate dello statunitense, con cui è stata fin dalla sua origine concepita la protagonista incarnazione musicale.

Il logo della band

“Holókauston” è il titolo del secondo album della propagine Bestia Arcana e giunge a distanza di ben sei anni dall’uscita del debutto “To Anabainon Ek Tes Abyssu”, edito per quella Daemon Worship Productions che avrebbe dovuto rilasciare anche il successore. Intrappolato invece in un limbo burocratico tra labels, il secondogenito disco è stato rimandato per almeno un paio d’anni ma verrà finalmente pubblicato ufficialmente e in formato fisico il prossimo giugno per Dark Descent Records. Quella che sembrava essere nata come esigenza intellettuale ed artistica di Alcameth per separare progetti dai parametri concettualmente e stilisticamente non congrui, teoricamente destinata a risultare dunque manifestazione minore, potrebbe invece raccogliere ben più meritata attenzione. Finanche in misura maggiore rispetto al piuttosto celebre progetto principale del polistrumentista del Colorado: come successo due anni fa con gli Akhlys di “The Dreaming I” (Debemur Morti Productions, 2015), il nuovo “Holókauston” mostra il compositore farsi strada tra le sue influenze con stile ormai consolidato, creando una miscela spigliata e (pur con diversi e naturali, nonché piacevoli, punti in comune con gli altri progetti) fregia della sua esclusiva ragion d’essere.

Naas Alcameth

I quarantadue minuti del nuovo album marchiato Bestia Arcana sono scanditi da quattro mastodontici inni afotici volti a creare soundscapes densi e dall’atmosfera pesante, soffocante, tuttavia scevro dal più forte connotato Dark-Ambient che così tanto ha caratterizzato il progetto ad oggi più eccelso del musico protagonista, al contempo lontano anche dall’immediatezza dell’ultima prova targata Nightbringer. Al contrario, “Holókauston” è una belva tetramente bombastica, marcatamente caotica, ma allo stesso tempo provvista di fattura squisitamente profonda; pur mantenendo un’ampia fruibilità e una grande quantità di elementi immediatamente catalizzanti l’attenzione dell’ascoltatore, e per questo fascinosamente intriganti, nei quattro lunghi brani che si susseguono asfissianti vi è decisamente più sperimentazione in fatto di riffing deviato e strutture stesse. La scuola occulta si riversa in questo originale modo nella musica dei Bestia Arcana, trovando la sua dimensione più propria e squisitamente consona in orchestrazioni minacciose, imponenti, schiaccianti quando dipingono su pentagramma i desolati scenari post-industriali di cui ci rende partecipe l’esegeta nell’opener “Hellmouth”: i primi dieci minuti di attacco annichilente del chitarrismo dissonante e delle contrapposizioni dinamiche tra la malsana velocità e i grandi rallentamenti che traspongono, in chiave derivata Doom, il sentore di ineluttabilità di un apocalittico destino già segnato per l’umanità. Le allegorie liriche focalizzate sull’aspro sentore di morte si sprecano e ci portano perle di altissima fattura come “Obscurator” e le sue imprevedibili armonie da capogiro, che affilano ulteriormente le lame dei riff disarmonici. Tutto il peso delle rovinose rivelazioni in musica si dipana sulle scarne e scandite note di “Howling”, che lamentosamente accantona ogni pattern di batteria distruttiva e tentacolare per rallentare e dilatare le tempistiche narrative, riversando sul piatto il distintivo olezzo delle forze oscure che sorreggono l’intero operato di “Holókauston”. Ma lo scorcio di redenzione è vicino e giunge con la conslusiva “Iniquity”, che in apocalittica metafora biblica alza il velo e restituisce all’ascoltatore i fortunati stilemi delle sinfoniche textures anti-melodiche non lasciando altro che detriti e meditazione al suo concludersi.

In definitiva, “Holókauston” è un album tragico. Grazie alla sua intrappolante intensità e alle sempre più affinate doti compositive dell’ispirato adepto Naas Alcameth, nonché all’originale e stimolante sermone delle parti vocali -qui ben più sepolcrali e oratorie che non aggressive-, la nuova opera targata Bestia Arcana getta l’ascoltatore in un cataclismico incubo, la cui atmosfera negativa ed opprimente non può lasciare indifferente o privo di interesse soggetto alcuno che si avvicini alle sue epifaniche visioni.

Matteo “Theo” Damiani