Batushka – “Litourgiya” (2015)

Artist: Batushka
Title: Litourgiya
Label: Witching Hour Productions
Year: 2015
Genre: Black Metal
Country: Polonia

Tracklist:
1. “Yekteníya I”

2. “Yekteníya II”
3. “Yekteníya III”
4. “Yekteníya IV”
5. “Yekteníya V”
6. “Yekteníya VI”
7. “Yekteníya VII”
8. “Yekteníya VIII”

Il 2015 si è visto protagonista di molti debutti eccellenti in ambito Black Metal e limitrofe sfumature, tra prime prove su full-length anticipate da ottimi antipasti e quindi già più facilmente intuibili o prevedibili nella loro fattura (i Selvans con “Lupercalia” e i Downfall Of Nur con “Umbras De Barbagia” probabilmente tra i più ammirevoli e soddisfacenti in tale categoria di debuttanti) e clamorosi fulmini a ciel sereno, usciti letteralmente dal nulla, tra i quali non possiamo che ricordare in particolare i Misþyrming con il loro “Söngvar Elds Og Óreiðu” e -in maniera minore- gli svedesi Svärta.

Il logo della band

E, se già alcuni dei progetti e dischi sopracitati conservano un alone di mistero che il monicker si porta indissolubilmente dietro, la seconda lista si vede implementata -il 4 dicembre- senz’altro dai polacchi (ne siamo poi così certi?) e ancor più irriducibilmente misteriosi Batushka.
Della formazione non è dato sapere all’ascoltatore assolutamente nulla, se non che a produrli sulla quasi cieca fiducia è la polacca Witching Hour Productions (al lavoro con dei giovani Behemoth e Vader, tra gli altri) che li descrive come “sorprendente Black/Doom Metal con anonimi componenti, in realtà ben noti nomi di spicco della scena musicale estrema polacca”.
Non una foto promozionale ad accompagnare il rilascio di “Litourgiya”, non un esplicito logo (per il vero comunque rintracciabile sulla copertina esterna della slip-case del disco) né componenti minimamente accennati quindi: solo scarni elementi simbolici dalla mistica ed esoterica seduttività.

“Liturgìa s. f. [dal gr λειτουργία, der. di λειτουργός] l’ordinamento tradizionalmente fissato per le manifestazioni del culto pubblico, e anche, comunemente, il complesso delle cerimonie di un culto […]”

La band

Al contrario di quanto l’avventore nuovo ai Batushka potrebbe lecitamente pensare a prima vista, “Litourgiya” in slavonico antico non significa affatto “liturgia”, bensì “blasfemia” (parallelamente, più coerentemente per noi, in greco significa invece “messa/rituale”).
Tuttavia, “liturgico” è un attributo incredibilmente azzeccato disquisendo dei tratti musicali dei Batushka, nonché forse una delle primissime impressioni istintive che possono saltare all’orecchio dell’ascoltatore.
Il motivo è presto detto: l’atmosfera che permea il Black Metal del gruppo polacco è essenzialmente litanica ed incredibilmente religiosa; una religione minacciosa e opprimente, reclamante il sangue e l’obbedienza strenua dei suoi adepti, che subito rende manifesto come gli elementi tanto cari alla branchia del Black Metal comunemente inteso come Occult od Orthodox siano altresì spaventosamente cari -in senso tutt’altro che musicale- al concetto stesso di religione e dogmatismo.
Musica litanica.
Sì, litanica dicevamo. I Batushka devono aver questo concetto particolarmente a cuore (o quantomeno ben impresso nelle loro menti) in quanto non solo cori liturgici permeano l’intero disco donando particolarità e personalità ampia alle tracce, ma ogni pezzo è intitolato “Yekteníya” e successivamente numerato. Questa parola (sempre in antico slavonico) non significa altro che “litania”.
Entrando più nel dettaglio della musica contenuta nel platter, gli otto pezzi dalla media durata compongono un disco immediatamente assimilabile ma con ampio margine di respiro e longevità col passare degli ascolti grazie alla varietà di ritmiche e metriche, uno screaming d’eccezione, ispiratissime partiture tipicamente Black Metal alternate a passaggi più tristi ed angoscianti appartenenti all’estetica Doom (anche se citare il Doom Metal come influenza in senso stretto, musicalmente parlando, com’è stato fatto dalla label, potrebbe a conti fatti risultare decisamente fuorviante) e le sopracitate pennellate di cori atipici ed elementi facilmente riconducibili all’universo armonico ecclesiastico.
Un macrocosmo religioso senz’altro più similare alla prima cristianità medievale, tetra ed assetata di prevaricazione e potere, che non alla scialba e annacquata versione che oggi ci è dato conoscere (mi si perdoni l’omissione di citazione di un’altra grande religione -suo malgrado- attualmente alla ribalta delle cronache, sono certo il lettore riterrebbe quanto me tale possibile digressione tanto fuori luogo quanto di cattivo gusto) ripescante anche l’importanza iconografica oscura e tanto cara all’esoterismo moderno. I più attenti obietteranno che, il fatto di nascondere e celare delle identità dietro a simboli e iconografia, si tratta in realtà di una caratteristica abbastanza comune nell’universo Occult/Othodox Black Metal; obiezione lecita quanto non propriamente atta, al netto di un approccio molto più estremo e viscerale da parte dei polacchi in questione.
Alcuni dei momenti più intensi di “Litourgiya” sono riscontrabili sicuramente in “Yektaníya III”, nella quarta, nella sesta e nell’ottava e finale litania, ma ogni pezzo offre spunti e momenti irresistibilmente catchy alternati a parti più complesse (sia sotto l’aspetto tecnico che quello delle intuizioni compositive) in cui la sezione ritmica dona il meglio delle sue prove: basso melmoso e profondo a tessere trame su cui si innesta il riffing semplice ma sempre incisivo, a volte ribassato (come da tradizione polacca, dopotutto, Furia quanto Plaga e Mgła nelle loro diversità sono paragoni utili), e le partiture di batteria sufficientemente varie e tecniche (un parallelo con i Behemoth di “Satanica” potrebbe non essere poi così azzardato…).

Il connubio con la (presumibile) grande ricerca di musica corale ortodossa bizantina (spuriamente, una sorta di canti gregoriani slavi) alla base del Black Metal dalle tinte esoteriche dei Batushka è solo uno dei punti di forza del disco, ultimo dei quali -ma non certo per importanza- è una produzione adeguatissima al contesto che riesce a valorizzare ogni sfaccettatura del suono ricercato dai Nostri nei brani.
Poche ciance e molti fatti: i Batushka, senza giri di parole né dettagli extra-musicali, si lanciano nel mercato discografico estremo come l’ennesima ottima conferma dello stato di salute del Black Metal di fattura polacca.
Prendete un calderone e buttate esoterismo, occultismo ed un pizzico di distacco: “Litourgiya” è alchimia di questi e molti altri piccoli e gustosi ingredienti.
Servire infine freddo o caldo a piacimento: qui non vi è necessità, mediante ipocriti stratagemmi, di mascherare il sapore di minestra riciclata.

“That God never yet spoke peace to you.” (George Whitefield)

Matteo “Theo” Damiani

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