Au Champ Des Morts – “Dans La Joie” (2017)

Artist: Au Champ Des Morts
Title: Dans La Joie
Label: Debemur Morti Productions
Year: 2017
Genre: Atmospheric Black Metal
Country: Francia

Tracklist:
1. “Nos Décombres”
2. “Après Le Carnage”
3. “Le Sang, La Mort, La Chute”
4. “Contempler L’Abîme”
5. “Dans La Joie”
6. “L’Étoile Du Matin”
7. “La Fin Du Monde”

I francesi Au Champ Des Morts si erano distinti l’anno scorso, uscendo dal nulla con un breve ma significativo EP su vinile per Debemur Morti, attirando l’attenzione di molti per via di un sound già personale e decisamente più maturo della media dei debuttanti alle prime armi. Il motivo è presto detto: il trio d’Oltralpe è anche la nuova creatura di Mr. Stéphane Bayle, ex-leader degli Anorexia Nervosa e produttore di discreto successo presso i suoi Drudenhaus Studio a Limoges, in questa sede cantante e chitarrista accompagnato da altri due componenti per le registrazioni del debutto su full-length “Dans La Joie” di cui ci accingiamo a parlare.

Il logo della band

Gli Au Champ Des Morts sono innanzitutto una proposta decisamente distante dalle sinfonie iper-melodiche e barocche della precedente band del ritrovato mastermind; s’è vero che la melodia non manca di certo, facendo perno sulle solide basi stilistiche e malinconiche tipicamente francesi, il suono di “Dans La Joie” risulta invero arroccato su tonalità, colori ed emotività molto più ovattate, delicate, introverse e private. Un carattere quasi riservato, a tratti confidenziale, ammanta la prima uscita dei francesi dipinta di soli pigmenti freddi quando non unicamente monocromatici.
Grande è stata la spinta promozionale della sempre peculiare Debemur Morti Productions, i termini assoluti si sono sprecati per quella che a conti fatti è una band debuttante descritta come nuova rivelazione, ma è bene chiarire da subito che “Dans La Joie” merita ampiamente gli elogi abbozzati.

La band

Anticipato da una francamente fantastica title-track un mesetto prima della sua uscita, non solo promettente ma anche già svelante ampia gamma dei caratteri distintivi del disco, il primo full-length del trio (oggi un quartetto) si compone di sette mediamente lunghi e più o meno ottimi brani di Black Metal dalle ampie sfumature, nonostante tristezza, malinconia e sentore d’ineluttabile e perpetua caduta non manchino di permeare ogni istante del suo scorrimento.
Lontanissimo, tuttavia, dall’incanalarsi in banali stilismi o ripetizioni limitatamemente Depressive Black (si tracci a tal proposito un elegante parallelo con quanto detto solo l’anno scorso parlando dell’eccellente debutto dei Tardigrada), la composizione risulta elegante, ricca e dettagliata così come lo è l’azzeccata produzione; il risultato complessivo maestoso ed intriso di cauta e dosata epicità drammatica.
Il taglio di liriche, motivi ed approccio chitarristico in cima a tutto il resto è tragico, nostalgico e dreamy, velato d’apatia che ne tradisce fortemente la nazionalità -se non immediatamente per l’idioma- per una malcelata e personalissima propensione Cold-Wave di primi anni ’80 encomiabilmente sfocata mediante strumenti e poetica del Black Metal. La musica degli Au Champ Des Morts è fredda ma suadente, dilatata, atmosferica, ricca di accenni Goth come dimostrano a più riprese brani del calibro di “Dans La Joie”, “Le Sang, La Mort, La Chute” o “Apres Le Carnage”, ma si riscontra anche eclettica e molto raffinata nel grigiore di episodi come l’opener “Nos Decombres” e la vera e propria finale “L’Etoile Du Matin” (arricchita al punto giusto dal solismo inaspettatamente Bathor-esque!). Il nemmeno troppo sporadico cantato in sofferto pulito trova poi il suo spazio accentuando le suggestioni ampiamente dolorose prima dello schiacciante contrasto con l’asprezza degli escamotages propri del Metal estremo, che sommato a tenui divagazioni atipiche come ne “La Fin Du Monde”, in conclusione, innalzano il lavoro ben oltre il livello di versione raffinata dei Mortifera o più dura degli Alcest, permettendo loro di ritagliarsi fin dal primo disco un piccolo ma riconoscibile spazio all’interno di una qualitativamente molto competitiva area compositiva.

In conclusione, comunque, “Dans La Joie” sfiora ma non centra l’eccellenza stilistica peccando di un (solo vero e proprio) discreto momento di calo ravvisabile nella non propriamente riuscita “Contempler L’Abîme”, ad ogni modo assorbita dalla già intrigante abilità di scrittura del combo e che, per spezzare una meritata lancia, và a sistemarsi in seguito a qualche ascolto pur rimanendo di stacco l’episodio trascurabile di un grande disco. Un uggioso lavoro di debutto che pone premesse radiose (ironicamente in contrasto netto con la musica stessa) per il futuro prossimo del progetto. Emotivo, straziante, capace di graffiare e colpire dritto allo stomaco.

Matteo “Theo” Damiani