Akhlys – “The Dreaming I” (2015)

Artist: Akhlys
Title: The Dreaming I
Label: Debemur Morti Productions
Year: 2015
Genre: Dark-Ambient/Black Metal
Country: U.S.A.

Tracklist:
1. “Breath And Levitation”
2. “Tides Of Oneiric Darkness”
3. “Consummation”
4. “The Dreaming I”
5. “Into The Indigo Abyss”

 

Il monicker Akhlys sicuramente non dirà nulla ai più, tra gli amanti del metal estremo.
Quasi sicuramente, il monicker Akhlys non dirà nulla nemmeno agli appassionati di musica Ambient e filoni limitrofi.
Il monicker Akhlys, infatti, rappresenta un (ottimo) progetto parallelo dell’americano polistrumentista Kyle Spanswick (in arte Naas Alcameth, dei più noti Nightbringer) in questa sede coadiuvato dall’ignoto batterista Ain, con all’attivo un solo full del 2009 -anno di fondazione del progetto- che mostrava la grande passione del Nostro alle prese con una proposta prettamente Dark-Ambient (qualcosa di simile a quanto fatto con i Temple Of Not, a dimostrazione della sua passione verso questi lidi musicali).

Il logo della band

Il motivo per il quale questo secondo album degli Akhlys è prodotto dalla francese Debemur Morti Productions è semplice: alle commistioni totalmente Ambient dell’esordio è stato aggiunta (in modo ora predominante su tutto il resto) la matrice USBM, ci troviamo infatti innanzi ad un disco totalmente Black Metal ma non scevro di quell’atmosfera Dark-Ambient tanto amata dal polistrumentista, che permea in maniera plumbea, asfissiante ed irrevocabile l’intero platter.
Il disco, “The Dreaming I”, arriva a distanza di ben sei lunghi anni dall’esordio -come detto di tutt’altra fattura stilistica– sotto Starlight Temple Society (anche se dubito che quelle cento copie numerate in CDr abbiano permesso al nome di riscuotere un enorme successo mediatico, forse prodotte più per la militanza -al tempo- dei Nightbringer stessi all’interno del roster della defunta etichetta americana) e si compone di cinque tracce, a loro volta scandite in quattro pezzi veri e propri e un outro questa volta totalmente devoto al Dark-Ambient e i suoi vari sintetizzatori, con non poche analogie con ciò che è stato fatto nel debutto del 2009 (“Supplication”).
Le tastiere e i sintetizzatori giocano, ad ogni modo, un ruolo chiave (quando non di primaria importanza) anche nell’economia del totalmente rinnovato Akhlys-sound: questo è ben chiaro dall’apertura affidata alla lunga ma perfettamente scorrevole e varia “Breath And Levitation” che, nei suoi nove minuti di durata, ci mostra esattamente di che pasta è fatto il disco.

Naas Alcameth

La furia dell’USBM (i nomi di richiamo potrebbero esser dati dai più neri Wolves In The Throne Room, o dai Weakling o ancora alcune similitudini con il debutto dei Leviathan) si amalgama alla perfezione con la varietà incredibile di strati di tastiere e synth, minacciosi ed angoscianti, ottimamente supportati da una prova vocale sempre convincente e dai risvolti strazianti.
La breve durata del disco, in definitiva rapportato ai canoni del genere di riferimento, rende l’ascolto sempre piacevole e mai appesantito, pago anche di una buona varietà stilistica e sensazioni molteplici ma -ad onor del vero- mai contrastanti: nel disco regnano incontrastati sentimenti negativi strettamente legati alla paura dell’uomo, al male, alla cattiveria ed alla solitudine più cupa e tremenda; difficile sarà provare altro durante il dipanarsi dei circa quarantasei minuti totali.
Il secondo pezzo, “Tides Of Oneiric Darkness”, costituisce l’elemento più breve del disco (escludendo il già citato conclusivo outro “Into The Indigo Abyss”), ma non per questo di minor interesse, che va a replicare in intensità l’opener-track.
Il vero pezzo da novanta del lavoro è rappresentato senza dubbio alcuno da “Consummation”, che richiama nella struttura e nelle marcatissime e vorticose incursioni Dark-Ambient i Negură Bunget dei 2000 (quelli di “’N Crugu Bradului”, per intenderci) ma gode di una personalità marcatissima anche grazie ad una produzione moderna ed efficace che mette in risalto inizialmente la componente estrema della proposta, lasciando però aria e spazio ai perenni sintetizzatori di fondo, vero punto di forza delle ricercate composizioni.
I giochi di batteria spesso supportati dalla doppia cassa martellante e ridondante (in senso assolutamente positivo, qui) ci portano alla squisitezza della title-track “The Dreaming I” che svolge alla perfezione il non facile compito di ribadire l’ottimo pezzo precedente, sintetizzandone le qualità e probabilmente aumentando anche in intensità ed annichilente melodia.

I poco più di quattro minuti conclusivi che rispondono al nome di “Into The Indigo Abyss” (affidati a partiture totalmente Dark-Ambient sporcate di Noise) ci accompagnano fino alla conclusione dell’oscuro viaggio che questo disco rappresenta; un percorso interessantissimo ma non semplice alle prime battute, che tuttavia ripagherà l’ascoltatore attento il quale potrà godere di un lavoro audace e ottimamente realizzato, guarnito di grande ispirazione, capace utilizzo di synth e tastiere, nonché di decadenti e desolanti arrangiamenti incredibilmente di classe.
Nessuna speranza, nessun colore e nessuna emozione positiva. Per tutti gli altri, è disponibile il nuovo disco dei Gorgoroth.

Matteo “Theo” Damiani

 

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