Abigor & Nightbringer & Thy Darkened Shade & Mortuus – “ANTM” (2017)

Artist: Abigor & Nightbringer & Thy Darkened Shade & Mortuus
Title: ANTM
Label: Autoprodotto
Year: 2017
Genre: Black Metal
Country: Internazionale

Tracklist:
1. “A N T M”

 

 

 

“The devil (diabolus, le diable) is not identical with Satan the adversary and not with Lucifer the black illuminator, but He is the all-spawning, all-demanding soul eater. We offer ours and consume theirs. May the descendants of Abraham ascend to heaven: we descend into hell.”

Above.

Abigor. Nightbringer. Thy Darkened Shade. Mortuus.
Quattro nomi, apparentemente slegati fra loro e senza grande o almeno palesato legame, associati per la prima volta due anni fa mediante un laconico e criptico banner promozionale che faceva presagire l’imminente uscita di uno split tra le quattro formazioni. La realtà dei fatti, a distanza di molto tempo dall’iniziale genesi del progetto, è invece quanto di più distante si possa immaginare da un mero split album.
Cosa lega quattro formazioni così diverse come gli austriaci Abigor, veri e propri veterani, gli americani Nightbringer e i molto più giovani Thy Darkened Shade e Mortuus?

I loghi delle band

Seppur in natura e misura molto diversa, sicuramente una forte e individuale dedizione all’Arte della fiamma nera, particolarmente alla cura per la sua inclinazione più esoterica e gnostica in musica. Tuttavia, escludendo concetti e filosofia, cos’avranno da spartire musicalmente i quattro monicker in gioco? Un viaggio tramite abissi chtoniani, un album collaborativo totalmente autoprodotto e distribuito –nel vecchio continente– esclusivamente da Avantgarde Music e World Terror Committee, mentre nella terra delle opportunità mediante Dark Descent Records e The Ajna Offensive.
Un lavoro dalle fattezze speciali e pluripersonali, un flow inarrestabile e continuo, un solo vero e proprio distruttivo brano ininterrotto -da oltre quaranta minuti- imperituramente scandito in quattro atti corrispondenti al numero delle formazioni in gioco, il cui sforzo compositivo, realizzativo e narrativo, intercorre e si amalgama per tutta la durata della mastodontica pièce.

Le band

Divination choir of the broken winged sing Thantifaxath’s march through tunnels blood-tinged.

L’onore e la leadership atta ad aprire le danze è concessa chiaramente all’austriaco duo di gloria novantiana, che possiamo apprezzare a ranghi completi così come nella storica formazione ritrovata nell’ultimo gioiello “Leytmotif Luzifer” (Avantgarde Music, 2014), ovvero insieme all’ugola ed interpretazione fuoriclasse di Silenius (di sicura fama Summoning). Volontariamente o meno, dall’alto della loro imponenza ed esperienza storica, ma soprattutto qualitativa, sono proprio gli Abigor a fungere da lanternino, metafora della fiaccola primordiale di Eosforo, come vera e propria guida tracciante il sound e la direzione dell’intera release, ammantando e permeando lo sforzo compositivo del personale surrogato per rendere stilisticamente scorrevole ogni passaggio, incredibilmente organico, e sbalorditiva ogni transizione.
Senza troppe sorprese la classe da vendere descrive il sibillino operato demoniaco di TT e PK, rivelatore di una composizione fine e strabiliante che con diversi stratagemmi riesce ineditamente a non fare uso di mezza chitarra distorta per tutto il suo canto. In piena ed autentica poetica Post-, del resto, le distorsioni chitarristiche non hanno alcuna utilità o senso quando, con grandiosità tragica, solennità sinfonico-orchestrale, batterismo allucinante e doti canore oltremodo strangolanti, riesci a spianare con facilità ieratica l’inferica calata verso il fondo in questo modo.

Time turns like great serpent scales.

Una prima transizione agghiacciante, orrifica e dal carico emotivo spaventosamente enorme, ci porta con incredibile angoscia, tetro presagio di sventura e più di un naturale sussulto, l’impersonificazione mefistofelica delle Green Mountain Falls. Naas Alcameth e compagni arrangiano le loro parti in intensità sempre crescente, ipnotismo magistrale e un riffing tanto magnetico quanto carico di abissico raccapriccio. Un contributo rituale e mozzafiato che dispiega definitivamente le ali di ossidiana della creatura, ora pronte ad abbandonarsi all’orrida planata senza freni, travolgente in ulteriori sinfonie a dar seconda voce al sempre più ricco coro marziale.

Numinous sigils carved, the path of Nod is paved.

Velocità. Più velocità, per piacere. L’approccio febbrile delle melodie schizzate intessute finemente dagli occulti greci dona un vero e proprio boost all’opera, lanciandosi in rincorse piretiche continue, trattenendo il respiro nella dolorosa stasi del carico iniziatico accumulato, culminando in divagazioni acustiche dal sapore classico e dal medievale sentore di morte. Una danza macabra, un vortice di incubi in cui senza poter fiatare incominciamo ad affogare. Lentamente.
Decadenza. Oscurità. Oppressione.

Below, below! In antinomian deeps. In the heart of desolation.

Antinomia. Il coro epifanico del Tunnel 151 di Thantifaxath è ormai gorgogliante, la via della mano sinistra è ora chiara. La Svezia delocalizza dunque il pentagramma e con un ultra-rallentamento lancinante congela ogni pensiero lasciando inermi. L’approccio Doom e imponente dei Mortuus, in questa sede paragonabili allo sguardo mitico della gorgone, non lascia alcuno scampo e l’andamento schiacciantemente disarmonico trascina l’ascoltatore verso il fondo mentre l’impura Torcia si allontana, inesorabilmente, facendosi sempre più fioca e distante sul finire del viaggio.

Difficile proferire altro per esemplificare e trasmettere in sede di analisi il valore dell’opera congiunta di menti affini, con mezzi e armi talvolta anche totalmente diversi – e proprio per questo cesellanti una creazione tanto eterogenea e gustosamente varia quanto profondamente coerente. Un full-length collaborativo potenzialmente senza precedenti, se non per intenzioni sicuramente in quanto a realizzazione, concettualmente denso e musicalmente continuo, un’elaborata colonna sonora priva di falle o pause per la discesa redentrice nei più imperscrutabili abissi infernali.
Per tre volte e ancora un’altra un monito: riservato unicamente a chi possiede ali rotte, incurante dei pericoli di una calata faustiana senza la più minima garanzia di ritorno.

Below.

Matteo “Theo” Damiani